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Palma Montechiaro nel 600

PALMA DI MONTECHIARO NEL SEICENTO

PALMA DI MONTECHIARO NEL SEICENTO - Tomasi et Palma

 

Il Seicento vede in Sicilia la nascita di oltre 100 città, tra le quali figura anche la città di Palma. Domenique Vivant uno dei molti viaggiatori del settecento descrivendo la cittadina, rimase estasiato e colpito dalla caratteristica della "malta gessosa" delle case, talmente bianca che sembra che esse siano "nuove" anche quelle che sono in rovina, e sembrano non esser ancora ultimate....

 

L'abitato si snoda sul consueto tracciato di vie regolari incrociate perpendicolarmente In una pianta quadrangolare, caratteristica che era in uso per la costruzione delle nuove città fondate nel Seicento.......

Che fu il secolo in Sicilia del processo di riorganizzazione e urbanizzazione dei feudi. 

Nel nucleo storico e spirituale dell'abitato, che è collocato all'intersezione delle due strade principali, dove sorge il Monastero Benedettino e la piazza circostante, vi è un'agile palma di fronte ad una colonna sormontata da una croce. La palma e la croce sono richiami simbolici, al nome del nuovo nucleo urbano e alla sua fondazione avvenuta nel giorno consacrato alla "Memoria dell'Invenzione della Croce"

Dunque Palma poteva subito identificarsi in questi due richiami simbolici:

"La palma": (simbolo di giustizia e di pace)

"E la rosa": (in ossequio alla Madonna del Rosario)”. 

 

 

Le ragioni in Sicilia di questa intensa urbanizzazione vanno ricercate nell’aspirazione del baronaggio siciliano a consolidare e accrescere il proprio potere economico e sociale............. Colonizzare nuove terre significava, in pratica, incrementare la produzione agricola, riscuotere più tasse e gabelle, oltre che amministrare la giustizia civile e penale.

I Tomasi invece, che fondarono la nuova città, anziché attendere al suo governo godendone di tutti i privilegi, per due generazioni fuggono uno dietro l'altro dal potere dalla gloria del mondo, trascinati da una potente vocazione religiosa, dando vita ad una esperienza mistica. Che lo stesso ultimo erede Gioacchino Lanza Tomasi, ha definito "un esempio appartato nella storia della Sicilia, e che ha in "Giuseppe Maria Tomasi", proclamato Santo dal Beato Giovanni Paolo II, il 12 ottobre 1986, il suo esempio più luminoso".  Gli auspici per il nuovo insediamento li trasse Giovan Battista Hodierna da Ragusa, astronomo, naturalista e primo arciprete della nuova cittadina, che li registrò in pianta quadrata, forma simbolica del cosmo, menzionando il giorno, l'ora, la posizione degli astri e i venti del fausto evento, come documenta la tela di D. Provenzani la "Chronologia TerraePalmae" conservata nella Chiesa Madre. “La città viene fondata il 25 Aprile 1637,

 

 

Ed invero Don Carlo Tomasi non avrebbe potuto scegliere luogo migliore per erigere, la sua città la riprova viene dall'abate di Saint Non, circa un secolo e mezzo più tardi: 

 "Questa graziosa cittadina di Palma è molto popolata ed ha una posizione incantevole: i dintorni sono pieni di giardini deliziosi e tutto questo paese è in genere di un’abbondanza enorme di vigneti, di coltivazioni e di ogni sorta di alberi da frutta...... Ella è situata in uno dè più ameni luoghi del fertile e vasto regno della Sicilia, non lungi discosta dal castello di Montechiaro; l’eminenza della collina sopra cui è fondata le fa godere un’aria molto salubre, i copiosi rivi d’acqua, che per di lei territorio scorrono, cosi apportano deliziosa vaghezza alla terra”.

Cosi nel XVIII secolo il Baratta descrive Palma in uno dei suoi viaggi....

Don Carlo Tomasi non avrebbe potuto scegliere un luogo migliore per erigere la sua città. In un luogo ameno per salubrità e fertilità, in una posizione strategica, dalla quale si godeva la meravigliosa vista del mare, nasceva la “Virentis Palmae” dal disegno urbano moderno e razionale, che rifletteva la cultura urbanistica della fine del XVI secolo in una Sicilia feudale dominata dagli spagnoli. Il centro sorto a modello di Gerusalemme, è punteggiato da luoghi santi; da numerose e sontuose chiese e da edifici dagli splendidi soffitti lignei che arricchiscono questo centro. La nascita di Palma di Montechiaro è collegata al nome della famiglia Tomasi. La costruzione del paese si deve a Carlo De Caro et Tomasi, barone di Montechiaro, che, ottenuta la “licentia populandi” il 16 maggio 1637 decise di fondare il nuovo insediamento. La scelta progettuale del disegno urbano, nonché del sito del nuovo paese è quasi sempre affidata al feudatario, in questo caso a Carlo Tomasi che si avvale della collaborazione dell’astrologo e scienziato del tempo, Giovan Battista Odierna, che partecipa attivamente alla redazione del progetto del nuovo centro. L’astrologia unita all’astronomia classica e forse anche all’alchimia, in una mescolanza di oroscopi, auspici, quadrati concentrici e iscrizioni è alla base dello schema della fondazione di Palma.

L’Odierna non a caso in un dipinto su pergamena, eseguito da Domenico Provenzani, oggi custodito presso la sacrestia della chiesa Madre, è raffigurato mentre descrive in latino la fondazione della pianta planimetria che, riprendendo simbolicamente la croce, ha un impianto Ortogonale Cruciforme. Lo schema urbano di Palma, scardinando e superando i consueti parametri del borgo feudale si erge a “simbolo” di scienza e religiosità. Originariamente Palma nasceva come un piccolo agglomerato di casupole allineate lungo il principale asse viario, al centro facevano spicco gli emblemi del potere baronale e religioso, la casa baronale e la chiesa del villaggio intitolata alla Madonna del Rosario. Sulla medesima piazza le maestranze innalzarono l’edificio che il barone volle donare con regolare atto notarile al curato Giovan Battista Odierna. I due palazzi, uno volto a mezzogiorno, l’altro rivolto a tramontana, furono costruiti sulla via decumana, che parallela alla sottostante via Longa, dalla Zubbia a Brancatello, da levante a ponente, suddivide l’aggregato urbano, allacciando il Calvario alla Forca, nascosta dietro la collina di Sant’Angelo. L’assenza di stratificazione sociale, con qualche eccezione, ha determinato, infatti, una edilizia comune uniforme rispetto a pochi edifici emergenti.

La planimetria di Palma si presenta razionale e moderna adeguata

Chi transita per Palma di Montechiaro, difficilmente nota qualcosa di principesco in quel grigio mare di case disposte a scacchiera su di un’arida collina; solo la splendida veduta di una grande scalinata dominata da una chiesa barocca, attira l'attenzione del frettoloso viaggiatore. Se invece dopo aver letto "Il Gattopardo", si viene a Palma sulle tracce dei Salina e delle emozioni suscitate dal romanzo, quegli stessi luoghi ricchi di storia, ma con poche attrattive, misteriosamente si illuminano di un fascino senza pari. l Principe scrittore ha saputo stendere un velo di poesia su quelle case e chiese di tufo costruite dagli "antenati santi" e fondatori nel '600", che, nelle pagine del romanzo, sono diventate la dolce e disperata Donnafugata. 

Palma è oggi un accogliente paese; un paese ben diverso da quello che vide e descrisse G. Tomasi negli anni cinquanta.Ancora, fino ai primi anni settanta, se dopo la visita dei luoghi gattopardiani ci si avventurava a percorrerle sconnesse stradelle a fondo naturale che si inerpicano per la collina, la deviazione lasciava atterriti. Ed anche il Lampedusa dovette turbarsi per ciò che vide in quelle malinconiche stradine; era dunque così il romanzesco paese di Donnafugata che stava fuori dalla dorata casa dei Salina? Oggi per fortuna, la Donnafugata triste non esiste più e resta solo quella "dolce e monumentale". Il suo angolo più felice è la Chiesa Madre, che, a due passi dal massiccio "Palazzo Ducale", accolse fra lo scoppio di mortaretti ed un furibondo scampanio, i Salina al loro arrivo in paese.

Anche se l'originaria armonia del luogo è ormai alterata dalle costruzioni moderne, si riesce ancora ad assaporare lo strano aroma un po' mediterraneo e un po' coloniale che aleggia nella cittadina….

 

 

LA RICOSTRUZIONE DELLA STORIA URBANA........

LA RICOSTRUZIONE DELLA STORIA URBANA........ - Tomasi et Palma

 

 

Le indagini sulle origini e sulle trasformazioni del centro storico di Palma di Montechiaropermettono di ricostruire con buona approssimazione le vicende più rilevanti della storia urbana.

Bisogna sottolineare che i risultati della ricerca sebbene attendibili potrebbero essere approfonditi e verificati con il ritrovamento di altre fontie di altre documentazioni. Il metodo consiste nell’incrociare le notizie provenienti dalle fonti storiche (letteratura, archivi, cartografia storica) con il lavoro sul campoattuato mediante un certo numero di sopralluoghi.

Basandosi largamente sull’esperienza e sul metodo comparativo non si deve inizialmente trascurare alcuna fonte, tra queste merita particolare attenzione la letteratura degli studiosi locali, le fonti bibliografiche e quelle cartografichedelle meticolose ricerche dello storico locale più completo: Francesco D’Orsi Meli. Ma andando oltre si è tenuto conto di altri documenti ritrovati pressol la biblioteca comunale, presso gli archivi privati delle famiglie nobiliari esoprattutto della famiglia Tomasi e ancora presso gli archivi delle istituzioni religiose come quello del Monastero delle Benedettine.

Un’altra fonte, forse ancora più importante, è quella di tipo catastale, ma purtroppo il catasto dell’800 pur essendo certamente esistito, oggi risulta introvabile e l’unica cartografia reperibile è stata quella degli inizi del novecento. Le uniche carte topografiche che è stato possibile reperire sono quelle ottocentesche ritrovate nell’Archivio di Stato di Agrigento. Tuttavia...... si tratta di due carte topografiche acquerellate, che pur sempre utili einteressanti peril nostro lavoro, risultanoapprossimative.

Una di esse, dell’architetto Giuseppe Tedeschi del 1825, raffigurante Palma con tutte le strade di comunicazione interne ed esternee tutte le trezzere, ci ha permesso di individuare con esattezza la vecchia strada regia. Pianta del territorio di Palma dell’arch. G. Tedeschi (1828) L’altra dell’agronomo Antonino Scarpinati, rappresenta in visione prospettica uno scorcio della città, l’antico fiume Camico e le varie Contrade del nuovo borgo evidenziate con varie graduazioni di colori.

Università degli Studi di Palermo, Facoltà di Architettura. Piano di Riqualificazione

del Centro Storico di Palma di Montechiaro..... Carta topografica dello stato di Palma, dell’agronomo

A. Scarpinati con l’indicazione del fiume Camico. (Archivio di Stato di Ag) Un contributo importante per lo sviluppo del nostro studio è stato fornito dal rinvenimento di due dipinti olio su tela del XVII secolo, ritrovatipresso la biblioteca privata del principe Giacchino Lanza Tomasi (Prospettiva dall’alto della Terra di Palma. Olio su tela cm 206 x 159 di pittore ignoto del sec. XVII.

 

Comparando i dipinti e le carte topografiche con la planimetria catastale del 1939 e con l’attuale aerofotogrammetria si sono potutericostruire tutte le trasformazioni avvenute tra la fine del 600 fino ad oggiIl ritrovamento di un quadro di pittore ignoto, di proprietà Lanza Tomasi, ci hapermesso di redigere la planimetria del luogo nel periodo della fine del secolo XVII,quindi nel momento della sua fase di nascita e crescita dopo la fondazione. Purtroppo il quadro è l’unico documento al quale si può attingere per avere una testimonianza certa di quella che era la città di fondazione.

Nonostante approfondite ricerche non è stato possibile trovare altre fonti che riescano ad avvalorare la planimetria fornendoci altre informazioni. Tuttavia il quadro ad olio, che potrebbesembrare a prima vista una fonte poco attendibile, è risultato, dopo una meticolosa osservazione e ricerche su manoscritti dell’epoca, una fedele raffigurazione di Palma, vista in visione prospettica, nella sua espansione e delimitazione, con i suoimonumenti e l’edilizia minuta.

Si è inoltre riscontrata una certa congruenza tra la descrizione del Fiandaca e del Frà Biagio della Purificazione e quanto è riportato nelquadro del pittore.

Si sono potute individuare chiaramente e riportare in planimetria le seguenti opere architettoniche che sono da ritenersi generatrici della forma urbana: chiesa del S.S. Rosario (1637), chiesa di S. Angelo (1643), Oratorio S.S. Rosario (1649), Monastero delle Benedettine nonché primo palazzo ducale (1655), chiesa di S. Rosalia (1655), chiesa di Loreto (1656), secondo Palazzo Ducale(1659), chiesa di S. Antonino (1660), chiesa degli Agonizzanti (1662), oratorio S.S.Sacramento (1662), Monte di Pietà (1655), Ospedale (1666), Chiesa Madre (1666), chiesa S. Maria ausiliatrice (?), chiesa di S. Antonimo (?). Questa planimetria è stata redatta con l’ausilio del catasto del 1939.

Appare chiaro ed evidente che è stato fatto un salto di due secoli tra la prima e la secondaplanimetria da noi realizzata. Salto dettato dall’assenza di cartografie o di altro materiale su cui potere impostare uno studio planimetrico del XIX secolo. Tuttavia la città, tra la fine del seicento e i primi del novecento, subisce una espansione limitata. Nascono solo tre piccoli quartieri a nord, ad est ed a ovest, mentre non siriscontra una espansione della città a sud. Tra le opere architettoniche di un certo rilievo nate in questo arco di tempo,riscontriamo: Collegio di S. Giuseppe (Boccone del Povero). Mentre riscontriamo la scomparsa di importanti opere sostituite da edilizia poveraquali: chiesa degli Agonizzanti, Monte di Pietà, Ospedale, Chiesa di S. Maria ausiliatrice, chiesa di S. Antonio.

Questa planimetria è stata redatta sulla base dell’aerofotogrammetria del 1985 ed è stata da noi aggiornata da puntuali sopralluoghi. Appare chiara la selvaggiaesplosione dell’abusivismo che ha visto in solo 50 anni circa, quadruplicare l’impianto della città del 1939. In questo lasso di tempo l’abusivismo non conosceostacolila...la città si espande a macchia d’olio priva di qualsiasi piano, e solo in due tratti del margine a sud l’abusivismo non riesce a devastare il paesaggio grazieanche all’orografia del territorio.

In questo periodo di scellerato malgoverno si è persino riusciti a sconvolgere il centrostorico con la devastazione di importantissimi monumenti storici, (Palazzo dell’Astrologo G. B. Odierna con annesso orto botanico, Palazzo Gallo, ecc.) facendo posto ad edifici con bassissimi contenuti architettonici che male siinseriscono nel vecchio tessuto urbano.

Tutt’oggi diversi quartieri della periferia mancano addirittura di opere di urbanizzazione primaria. Tra le opere di una certa importanza sociale ma di scarso contenuto architettonico ricordiamo la nascita nel 1946 del cine teatro Chiaramente, che nasce nel bel mezzo della Piazza Matteotti un tempo giardino del Monastero con alberi di mandorle, palme e due fontane circolari, andando ad occultare uno dei prospetti del Monastero delle Benedettine. Inoltre vengono realizzate altre opere quali: chiesa dell’Immacolata (1966), chiesa di S.Giovanni Bosco (1985), nuova chiesa di S. Antonino (1991).Per quanto riguarda l’identificazione della configurazione originaria degli edifici specialistici, sui quali spesso si sono verificate le manomissioni più nefaste se non addirittura la demolizione, ci sono venute in aiuto un’antica stampa di un viaggiatore francese del 1775: l’abate de Saint-Non  e alcune vecchie foto.  Il Monastero del S.S. Rosario in una rara incisione della seconda metà del settecento dal “Voyage Pittoresque” dell’Abbè de Saint-Non. Nella stampa il viaggiatore ha evidenziato il primo palazzo ducale ancora privo della parte terminale, la chiesa del S.S. Rosario, oggi Santuario diS. Giuseppe Maria Tomasi, la palma dattilifera tanto menzionata nei manoscritti, la colonna dorica sormontata da una croce, dalla quale si dipartiva l’antica “Via Crucis” e una serie di edifici oggi non più esistenti, tutti elementi costituenti la “platea”. Le foto antiche, parte di una collezione privata, evidenziano lo stato originario del centro storico, del patrimonio edilizio e dell’arredo urbano della“platea” consistente nella fontana circolare posta al di sotto del Monastero, e nei lampioni in ghisa oggi scomparsi e andati a finire nelle mani di privati.

E’ inutile sottolineare quanto fondamentali sono state queste fonti per andare a ripristinare la configurazione originaria e quindi la riqualificazione degliedifici e dei luoghi.

Non meno importante è stata l’analisi diretta e l’osservazione sul campo che consentono di compensare laddove esistano carenze fondamentali o di approfondire, nel migliore dei casi, analisi storiche di per sében documentate.

 

Occupandoci di storia urbana uno sguardo d’attenzione è stato rivoltoanche alla vecchia toponomastica, quasi del tutto sostituita in epoca recentecon nuove denominazioni, riportate nella cartografia attuale, ma ancora vivanella memoria e nella cultura popolare. Talvolta unica testimonianza dell’identità di un luogo, connessa o agli aspetti fisici e spaziali o alle attività e alle funzioni che vi si svolgevano, la toponomastica ci fornisce indicazioni riferite ad antiche configurazioni, oggi scomparse ma in ogni caso relazionate alla specificità deiluoghi. Basti pensare a piazza Belvedere, oggi piazza Provenzani, da dove unavolta si osservava la marina, ormai ostruita dagli edifici sorti successivamente; via dell’Ospedale, dove nel 1652 sorgeva l’ospedale voluto dal Duca, via del Monasterio, attuale via Turati, il quartiere Furca, cosi chiamato perché vi fù piantata, a ridosso della collina di Sant’Angelo, la forca sul ciglio di una rupe, al di sopra di un burrone, punto in cui finiva il paese, di modo che la gente del contado potesse scorgere la sua funerea impalcatura anche da lontano. Il patibolo della forca, autorizzato dal “mero et mixto imperio” di cui godevail Duca, venne innalzato sull’asse viario ideale, nel lato di oriente, e nella parte opposta rispetto al Calvario, su cui rimaneva ancora in piedi un’antica crocemedioevale: due patiboli, l’umano e il divino, come poli di espiazione e di salvezza, agli antipodi. La nuova toponomastica, con l’avvento dello stato unitario, ha completamente stravolto le denominazioni non tenendo conto del rapporto conla cultura e con l’identità dei luoghi.

Nel tessere la trama dell’evoluzione storica di Palma non meno preziosi sono stati i volumi del Fiandaca, in possesso delle monache benedettine e del Frà Biagio della Purificazione, di proprietà privata,grazie ai quali è stato possibile datare con esattezza gli edifici destinati al culto ed alle istituzioni religiose. Maggiori difficoltà si sono riscontrate invece nel tentativo di datare alcuni palazzi nobiliari per l’assoluta mancanza di fonti. Successivamente alla fase di ricerca delle fonti storiche, si è passati all’analisi diretta sul luogo, riportando sulla planimetria lo stato di conservazionedelle unità edilizie del centro storico di Palma che oggi risultano particolarmente degradate, grazie anche alla noncuranza degli stessi cittadini.Di seguito è stata condotta un’indagine sulla consistenza degli edifici che è risultata molto utile per constatare il gran numero di superfetazioni, verticali e orizzontali sorte da dopoguerra ad oggi che hanno stravolto il disegno urbano, frutto dell’inadeguata politica di governo locale. Basti ricordare la costruzione del cinema Chiaramonte, che ha nascosto uno dei prospetti del Monastero , la demolizione del palazzo dell’Odierna, del palazzo Gallo, del palazzo Colonna, ecc.

In questa seconda fase sono state condotte una serie di analisi sui servizi, sulle attrezzature e sulle attività dei piani terra, presenti in centrostorico.Sulla base delle analisi condotte e delle specificità rilevate, dalla lettura delcontesto, dello stato di fatto e della destinazione d’uso degli edifici sono state previste delle categorie di intervento per ogni singola unità edilizia. I tipi individuati nel centro storico di Palma di Montechiaro sono oltre agliedifici specialistici, civili e religiosi, i palazzi residenziali unifamiliari e i palazzettiresidenziali unifamiliari. Dall’analisi sono stati inoltre individuati altre due categorie di tipi, quelli di sostituzione agli antichi edifici e quelli che mantengonoal piano terra preesistenze architettoniche di rilievo, come portali in pietra, mensole, cornicioni ecc.

Chi transita per Palma di Montechiaro, difficilmente nota qualcosa di principesco in quel grigio mare di case disposte a scacchiera su di un arida collina; solo la splendida veduta di una grande scalinata dominata da una chiesa barocca, attira l'attenzione del frettoloso viaggiatore. Se invece dopo aver letto "Il Gattopardo", si viene a Palma sulle tracce dei Salina e delle emozioni suscitate dal romanzo, quegli stessi luoghi ricchi di storia, ma con poche attrattive, misteriosamente si illuminano di un fascino senza pari. Il Principe scrittore ha saputo stendere un velo di poesia su quelle case e chiese di tufo costruite nel '600 dai suoi "antenati santi" e che, nelle pagine del romanzo, sono diventate la dolce e disperata Donnafugata. Palma è oggi un accogliente paese; un paese ben diverso  da quello che vide e descrisse G.Tomasi negli anni cinquanta. Ancora, fino ai primi anni settanta, se dopo la visita dei luoghi gattopardiani ci si avventurava a percorrere le sconnesse stradelle a fondo naturale che si inerpicano per la collina, la deviazione lasciava atterriti. Ed anche il Lampedusa dovette turbarsi per ciò che vide in quelle malinconiche stradine; era dunque così il romanzesco paese di Donnafugata che stava fuori dalla dorata casa dei Salina? Oggi per fortuna, la Donnafugata Triste non esiste piu' e resta solo quella "dolce e monumentale". Il suo angolo piu' felice e la Chiesa Madre, che, "a due passi dal massiccio "Palazzo Ducale",   accolse fra lo scoppio di mortaretti ed un furibondo scampanio, i Salina al loro arrivo in paese.

 

Anche se l'originaria armonia del luogo è ormai alterata dalle costruzioni moderne, si riesce ancora ad assaporare lo strano aroma un po' mediterraneo e un po' coloniale che aleggia nella cittadina.

 

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