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Palazzo Gangi… il set “

Palazzo Gangi… il set,Palermo

Palazzo Gangi… il set,Palermo - Tomasi et Palma

 Il nostro viaggio nei luoghi del Gattopardo continua…
Descriveremo ora uno dei più bei palazzi mai realizzati a Palermo tra metà settecento e metà ottocento "Palazzo Gangi",

non noto, ma tutto cambia se si cita ‘il palazzo del gran ballo’ de "Il Gattopardo di Luchino" Visconti.
Mai la cronistoria di un palazzo è stata tanto omaggiata dalla letteratura e dalla cinematografia, come la storia di Palazzo Gangi a Palermo.
  Le vicende del casato Gangi di Valguarnera sono così particolari e determinanti per la città di Palermo che esiste una letteratura apposita, i lavori iniziarono nel primo Settecento per volere del Principe Pietro di Valguarnera parallelamente al cantiere dell’omonima villa di Bagheria, per sublimare lo status di una famiglia in ascesa economica e per l’accaparramento dei titoli e del patrimonio paterno, il Principe sposò la giovane nipote Marianna, proseguendo quel casato che ancora oggi esiste ed  è proprietario del palazzo.
 La storia ci racconta che nei secoli i palazzi vengono lottizzati e venduti o peggio depredati dei decori e degli arredi e poi abbandonati, ma palazzo Gangi fa eccezione. Dalla nascita del casato Valguarnera, il palazzo di città non è mai stato venduto o ceduto a membri esterni alla famiglia; questo ha contribuito alla perfetta conservazione dell’architettura e delle rifiniture e delle suppellettili.
 

Malgrado l’impianto sorga su preesistenze quattrocentesche, nel suo aspetto attuale si riconoscono i più bei brani di architettura residenziale databili tra il primo Settecento e la prima decade del Novecento con il progetto di Ernesto Basile, l’intervento che diede il via al lungo cantiere, partì nel 1742 con Filippo Juvarra cui fece seguito Andrea Gigante che realizzò le cavallerizze e l’ala che si sviluppa su piazza dei Vespri, ma soprattutto la grande galleria degli specchi. Su progetto dello stesso Gigante nel 1760 si costruì lo scalone monumentale a doppia rampa dal quale si accede al piano nobile, dove, attraverso una serie di stanze interminabili e luminose, si giunge nel salone da ballo più famoso della filmografia italiana, "Il salone dove.......Luchino Visconti girò la scena del ballo de Il Gattopardo".
All’uscita del romanzo di Giuseppe Tomasi di Lampedusa nel 1958, la casa cinematografica Titanus ne acquistò i diritti, per realizzarne un film colossal che aiutasse la stessa a riprendersi dalle perdite economiche subite per il film Sodoma e Gomorra,sul finire del 1961, Luchino Visconti insieme allo scenografo Mario Garbuglia e all’erede diretto di Tomasi di Lampedusa, Gioacchino Lanza Tomasi, effettuò un lungo sopralluogo in Sicilia per individuare le location ideali. Giunti a Palermo, e visitate le dimore borghesi della città, Visconti scelse il salone di Palazzo Gangi come set per la scena del ballo,ma con la riserva di ricostruire al suo interno "Una scenografia che fosse lo specchio di una classe sociale congelata in un contesto sociale anacronistico e riottoso nei confronti degli eventi che ribadivano la morte della borghesia”.
 Da lì iniziarono una serie d’interventi, mirati a rendere storicamente credibile la dimora dei Valguarnera, si rimossero tutti gli oggetti cronologicamente non pertinenti con l’ambientazione temporale; ovvero "1860-61 L'Unità d’Italia”, si eliminarono i termosifoni e si celarono gl’interruttori elettrici, e nel contempo partì a Palermo una frenetica caccia all’oggetto d'arredamento perfetto, Gioacchino Lanza Tomasi, prestò alla produzione, mobili, specchiere, suppellettili e arazzi che fece venire dalla sua residenza urbana; mentre i Valguarnera, su invito del regista, furono coinvolti in un trasloco di mobili, dal piano superiore alla sala da ballo. Visconti, ossessionato dalla scenografia perfetta, arrivò a smontare una statuetta appartenente a un trittico collocato negli appartamenti privati dei Valguarnera, per rimontarla separatamente sul set, commissionò decine di oggetti di ebanisteria alle maestranze specializzate e fece realizzare il quadro "La morte del giusto". Ma, il culmine si raggiunse nel momento in cui il regista, per rendere la scena ancor più realistica, pretese di girare le scene senza l’ausilio della luce elettrica  ad ogni ciak la produzione si affrettava ad accendere e posizionare centinaia di candele che venivano spente e sostituite alla fine delle riprese, chi ebbe la fortuna di poter assistere anche da spettatore alla realizzazione de II Gattopardo, la racconta come un’impresa epica, che ovviamente valse il "Nastro d’Argento" nel 1964 per la migliore scenografia e la "Palma d’Oro" a Cannes, nell'edizione in cui fuori concorso parteciparono Hitchcock con "Gli uccelli" e Fellini con "Otto e mezzo".
I riconoscimenti e il consenso di pubblico, tuttavia non riuscirono a salvare la Titanus; le spese per la realizzazione del Gattopardo furono così spropositate da costringere Goffredo Lombardo, proprietario della casa cinematografica, ad abbandonare la produzione subito dopo l’uscita del Film   "Il Gattopardo".

 - Tomasi et Palma

 

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