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Le Dimore di famglia.

 - Tomasi et Palma

Dopo la carrellata dei componenti la famiglia dei Tomasi Duchi Palma e Principi di Lampedusa e dei più noti personaggi di Palma, e le opere architettoniche di carattere Sacro ora possiamo dedicarci alle le preziose dimore, dove sono vissuti........Nel campo civile vediamo ora le principali dimore dei Tomasi di Lampedusa tra i secoli XVI e XVIII......
 

Il Palazzo Ducale... di Palma

Il Palazzo Ducale... di Palma - Tomasi et Palma

Chi entra a Palma, dal versante occidentale, ha subito davanti a sé la mole solenne nella sua semplicità architettonica del palazzo Ducale, che fu costruito dopo che il primo venne inglobato nel Monastero delle Benedettine (1653-1659 ).
 L'edificio è caratterizzato da una estensione di soffitti a lacunari lignei dipinti che coprono le otto sale del primo piano e corrono su due fasce parallele, l'una verso il mare e l'altra verso la collina. Si distinguono: i soffitti delle sale delle armi, quello degli Ordini Militari Equestri e Religiosi; quello dedicato interamente all'Ordine di San Giacomo della Spada, di cui il duca Giulio I era aggregato; quello con lo stemma ducale dei Tomasi inquadrato con gli emblemi dei Caro, La Restia, Traina, e infine la sala angolare che conteneva l'arme dei Tomasi col leopardo rampante sul profilo del monte a tre cime; qui si trova la decorazione più sfarzosa con i lacunari più profondamente intagliati e dipinti in bianco, rosso e oro; nella Sala delle Armi celebra la forza politica e militare del casato Caro continuato nei Tomasi, vi sono dipinte armi tradizionali quali archi, frecce, mazze chiodate, ma anche quelle più moderne archibugi su forcella caratterizzati dalla miccia a serpe scoppietti d'arancione utilizzati dalla cavalleria pesante ancora bombarde su ruote, all'interno delle formelle dei soffitti lignei è sempre rappresentata la palma accompagnata da un motto; fra queste è da ricordare quella con la palma attraversata da raggi di sole e sullo sfondo una costruzione che allude alla "specola" di G. B. Hodierna, con il motto che allude alla teoria geocentrica "Stante circum volvitur" che voleva la terra al centro dell'universo, l’asse cosmico nel lacunare è rappresentato da una

 

palma, creatura vegetale per eccellenza che simbolicamente unisce il mondo sotterraneo a quello celeste.
 Nel Palazzo Ducale vi sono rappresentati i ventiquattro Ordini Cavallereschi che si erano organizzati per la difesa della Terra Santa contro gli infedeli; la metà di quelli rappresentati erano di origine Spagnola, in omaggio evidente alla Corona di Spagna ed al comune impegno per la difesa dei territori Cristiani.

Degna di particolare attenzione è la cappella del "Duca Santo” con pavimento in quadrelle di cotto smaltate di non grande dimensioni ma con soffitti alti, tutto il complesso occupa mq 2.200; nell'ultimo salone dal soffitto intagliato e dipinto con figurazioni di croce, si radunò, il 27 giugno 1731, la Commissione del Tribunale Ecclesiastico per iniziare il processo di Beatificazione della figlia di Giulio Isabella Tomasi (Sr Maria Crocifissa)

Chiuso tra le sue possenti mura, piantate solidamente nella roccia, Palazzo Tomasi conserva, come unica testimonianza del suo illustre passato, gli otto soffitti lignei a cassettoni dipinti che sono estremamente preziosi nell' architettura civile del '600. Lo stemma del Gattopardo (il Leopardo illeonito rampante) che campeggia sul salone centrale è stato purtroppo rubato.

Anche se, come ha affermato lo stesso Giuseppe Tomasi nel racconto, i luoghi della sua infanzia non sono stati quelli di Palma, ma quelli di S. Margherita Belice, è innegabile che è stato il Palazzo Gattopardo di
Palma a ispirare le descrizioni di Donnafugata.

Nel palazzo andavano, infatti, né "Il Gattopardo" a villeggiare don Fabrizio Salina con la sua famiglia, mentre nel giardino sbocciò il travolgente amore di Tancredi ed Angelica, un altro riferimento alla città di Palma contenuto nel romanzo, è quello riguardante l’episodio della visita alla tomba della Beata Corbera nel Monastero delle Benedettine.

Purtroppo da anni, quella scalinata di 44 gradini che porta al palazzo, non la sale più nessuno, come pure le due rampe cordonata grazie alle quali i "signori" arrivavano al piano nobile del palazzo direttamente col calesse. L'ultimo di questi "signori" a percorrere detta scalinata è stato il Barone di Canicattì Agostino La Lomia, un principe fuori dal tempo, che nel 1967 volle partecipare al Gran Ballo di Carnevale organizzato dal circolo G.B. Hodierna…. Lui e gli altri invitati (in massima parte uomini nobili, ma anche i nuovi primi "ricchi”) furono accolti dagli sberleffi di un gruppo di contestatori.

Fu quello l’ultimo atto, del fasto di un palazzo avviato verso un rovinoso degrado; l'ultimo Gran Ballo di Carnevale, l'ultima occasione di vedere il Palazzo Gattopardo illuminato a giorno, con i saloni pieni di gente.
Successivamente con il trasferimento della dinastia dei Tomasi nel palermitano, il Palazzo Ducale diventò un ufficio dell’esazione delle tasse, una base operativa dei Tomasi.

Cambierà padrone nell' immediato secondo dopoguerra nel 1947, quando diventerà proprietà del Cav. Giuseppe Di Vincenzo. Nel 1965 si chiuderanno definitivamente le porte, tranne per qualche sporadica festa danzante, organizzata per ricordare il famoso Gran Ballo del film di Luchino Visconti. Trasferita l'esattoria comunale, e chiuso il comando delle guardie rurali, passeranno altri lunghi anni prima
che il Palazzo Gattopardo venga acquisito dal Comune e finanziato dalla Regione.

 

 

Villa Lampedusa in S. Lorenzo ai Colli, Palermo

Villa Lampedusa in S. Lorenzo ai Colli, Palermo - Tomasi et Palma

È una villa principesca che risale alla metà del '700; l'area destinata a residenza padronale con i suoi servizi è di circa mq 10.700, la palazzina si estende per un’area di mq 770 e si sviluppa in due piani, un pian terreno
ed uno nobile con i saloni di ricevimento, e verso il retro le camere da letto e i servizi.
 Per arrivare alla zona residenziale si deve percorrere un lungo ed elegante viale d'alte palme, la cui funzione scenografica serviva ad accentrare l'attenzione del visitatore, conduce ad un grande recinto costruito con buona maestranza architettonica per separare il soggiorno padronale.

La corte antistante alla palazzina, circondato da quelli che all'origine dovevano esser gli alloggi della servitù, e la cappella con sacrestie, adiacente al complesso architettonico un padiglione destinato a cafè-house per le feste in giardino, una vasta flora in origine coltivata con piante ornamentali dietro la palazzina, per entrare all’interno si percorre uno scalone esterno doppio che abbraccia il vestiboletto d'ingresso, con ai lati due ampie terrazze si perviene a tre grandi ambienti: il primo espleta la funzione di Hall, altri vani, di minore dimensione furono tramezzati in epoche successive.

Del fronte posteriore si può solo affermare che il tempo ha cancellato qualsiasi ipotetico ritmo decorativo, essendo ormai le finestre una serie di fori occasionali e l'intonaco ridotto ad elementi isolati fra mattoni e mattonelle di forma e natura diverse, Il tutto è recintato da ringhiere di ferro battuto a
motivi geometrici lineari. Fu la residenza privilegiata del bisnonno dell'autore, Giulio Fabrizio.

Dotata inoltre di un osservatorio astronomico, di un vasto teatro e di una sala di biliardo, dove il Principe si dilettava trascorrendo intere giornate, dato che egli preferiva non fare una vita sociale impegnata, classica dei nobili del tempo.

La villa del principe di Lampedusa può essere considerata
un esempio a metà strada fra una dimora estiva, e un piacevole pied-à-terre per la caccia, sorta per una consuetudine in voga...

 

 

 

Palazzo Lampedusa, Torretta

Palazzo Lampedusa, Torretta - Tomasi et Palma

Palazzo Lampedusa, era posto all'estremità del centro; aveva i caratteri tipici del palazzo signorile barocco con fondo bianco ed elementi architettonici di colore grigio, mentre i finimenti erano tipici delle case signorili di campagna; occupava mq 709 ed un giardinetto di mq. 225, ed era costituito da un primo piano vasto, ed un secondo piano che fungeva da sottotetto.
Esso faceva parte del patrimonio artistico di Torretta insieme al monumentale castello della fine del '400 dei Baroni Trajna, trasferito, poi insieme alla Signoria di Torretta ai Principi di Lampedusa.
In esso vissero il Santo Giuseppe Maria Tomasi e la sorella Isabella, monaca poi del Monastero delle Benedettine di Palma Montechiaro col nome  Suor Maria Crocifissa; grande mistica le cui virtù la Chiesa ha definito eroiche.
 Anche Giuseppe Tomasi, autore de “Il Gattopardo” ritorna con la memoria “questa casa di Torretta” dove soleva soggiornare, e lo fa in maniera esplicita nei suoi “Ricordi d’infanzia” e in maniera implicita nel suo capolavoro.

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