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Il Gattopardo, il film

Il Gattopardo, il film

Il Gattopardo, il film - Tomasi et Palma

CRITICA

"(...) Solo Visconti, comunista e aristocratico, poteva con tanta sottigliezza dosare il grado di scetticismo e di poetica nostalgia del principe di fronte alle questioni sociali e politiche dell'epoca (...). È il film di Visconti più equilibrato, più misurato, più puro e più accurato (...)". (Alberto Moravia, "L'Espresso", 7 aprile 1963)

 

Ancor oggi è un'autorevole film su cui si confrontano i rigidi schemi letterari scolastici, probabilmente per predisporre i giovani all'attualità dei temi del film, qualcuno come citato ne trasse interpretazioni più metaforiche e politiche.

La storia si svolge in Sicilia tra il 1860, anno della spedizione dei Mille di Garibaldi, e il 1910. Don Fabrizio Corbera, Principe di Casa Salina (Burt Lancaster nel film), uomo affascinato dall'astronomia e della matematica, sposato è padre di sette figli, assiste alle brusche mutazioni sociali e, quando Garibaldini e Piemontesi assaltano Palermo, alla fine del suo Regno. Molti si appropriano indebitamente di questo clima Rivoluzionario, a cominciare dall'amato nipote Tancredi, che cerca di convincere lo zio ad appoggiare la sua causa, ma i moti rivoluzionari di Palermo, con le truppe che assediano la città fino a ridurla in cenere, costringono la famiglia Salina a temporeggiare nella dimora estiva, a Donnafugata, nel Ragusano. Nella cittadina Don Fabrizio scopre che un uomo "del popolo", rozzo e poco istruito, ma soprattutto poco affidabile, Don Calogero (Paolo Stoppa), è diventato Sindaco della città. L'uomo presenta al Principe la bellissima figlia Angelica (Claudia Cardinale), che viene ben presto attratta dal bel Tancredi il quale - già promesso sposo di Mafalda - si invaghisce a sua volta di lei. Se Don Calogero è un uomo losco per il quale Don Fabrizio non prova alcuna simpatia, l'occasione di far sposare il nipote con la figlia dell'uomo si rivela invitante: venuto a conoscenza degli averi del rivale da parte del servitore Ciccio (Serge Reggiani) e innamorato segretamente di Angelica, Don Fabrizio decide di intercedere presso il padre di lei per combinare un matrimonio storicamente rilevante tra il nobile neo-rivoluzionario Tancredi e la figlia di un neo-borghese. Del resto lo stesso Tancredi, fedele alla trasformazione culturale e politica in atto, diventa ufficiale e mette in discussione i suoi princìpi tardo rivoluzionari arrivando a compiacersi dell'esecuzione di alcuni disertori ("Una volta non avresti mai parlato così" lo sconfessa la delusa e disperata Mafalda in lacrime).

A detta del Principe, benché titubante e confuso ("Un cavallo tra due pugni, e a disagio in tutti e due") questo "compromesso" s'ha da fare, cercando di riabilitare questa falsa certezza con la speranza illusoria e l'amarezza di una Resa alla Modernità vigente. Don Fabrizio dimostra poca fiducia nel futuro della "sua" Terra ("Non vorranno mai migliorare perché si considerano perfetti. La loro viltà prevale sulla miseria"), e poco propenso a partecipare al radicale Cambiamento all'indomani dell'Unità d'Italia. 

Cerchiamo di analizzare i personaggi, prima di tutto quelli "minori": l'ineffabile Padre Pirrone, interpretato magnificamente da Romolo Valli, ricorda paradossalmente la figura, ben più proletaria e umile, del parroco dell'"Amarcord" Felliniano, ma mettendo qui in risalto quanto il Clero si fondasse spesso (e ancora oggi del resto) su speculari interessi di parte. È una figura tipica nella sua caratterizzazione, quasi una presenza costante in Casa Salina. Pensiamo però a quanto sia attuale e curiosamente profetica una frase come questa ("Il desiderio di fondere un Matrimonio Cristiano è graditissimo dalla Chiesa") alla luce dei recenti integralismi del mondo cattolico in Italia. Meno efficace è il personaggio della moglie, espressa con meno esasperazione e più introspezione proprio nell'omonimo romanzo, soprattutto nei due capitoli finali misteriosamente omessi da Visconti per la realizzazione del film.
Pierre Brasseur e Rina Morelli, nei panni dei genitori di Antonio, non fanno storia rispetto al memorabile Don Calogero di Paolo Stoppa, e le apparizioni di Giuliano Gemma e Mario Girotti (successivamente noto con lo pseudonimo di Terence Hill), ufficiali e soldati delle truppe Garibaldine (curiosi dati storici indicano forse erroneamente la presenza di Carlo Pedersoli nel cast), o il breve ruolo di Pierre Clementi (Antonio) o l'esordio di Ottavia Piccoli, nipote 13enne di Don Fabrizio, sono quasi irrilevanti, anche se (ovviamente) nobili ai fini della loro successiva carriera e al nome tutelare che Visconti esercita nella storia del cinema.
Si disse che Visconti non stimasse particolarmente Lancaster, che gli venne imposto dai produttori, e che ne fu piacevolmente sorpreso. Probabilmente la sua interpretazione si rivelò talmente magnifica da costringere l'autore a richiamarlo per il ruolo del vecchio professore in "Gruppo di famiglia in un interno", nel 1974: un'altra storia di (senile) solitudine. E in effetti la bellezza de "Il Gattopardo" sarebbe impensabile senza un attore come Burt Lancaster: il suo Principe di Salina è indimenticabile, e anche se il film finisce per concentrarsi fin troppo sul personaggio, è altrettanto vero quanto egli sia il perno su cui ruota l'intera vicenda del Romanzo. Molto azzeccata anche la scelta di Alain Delon, in un ruolo beffardo perché non oppone resistenza, il suo Tancredi, alla natura del "Nuovo mondo", o per meglio dire della "Nuova Italia".
Una storia affine ai trasformismi sociali (oggi useremmo persino un termine astruso e settario come "rampanti") non può venire meno rispetto a Don Fabrizio e alla sua "placida inquietudine", che si trasforma in un amaro apologo sulla Maturità e sul tramonto delle proprie idee, magari cercando di evitare di calcare la mano a tutti i costi sul significato Politico delle sue scelte.
Probabilmente, "Il Gattopardo" finisce per essere un affresco più sentimentale che storico, rispetto al Romanzo, ma il sentimento è una forma espressiva ed emozionale che ha tante, tante sfumature: non è "politica" la scelta di Tancredi, nel suo smacco verso la sua Promessa Sposa e nella scelta di fidanzarsi con Angelica, e non è altrettanto "sentimentale"?

Il Principe Fabrizio muore in una stanza d'albergo di ritorno da Napoli dove era partito per sottoporsi a delle visite. Visconti è ammirevole nelle sequenze finali, quando prepara - con drammatica veridicità - lo spettatore a un evento che (fortunatamente) non accadrà: gioca di rimozione (visiva, concreta) ma elargisce un'enorme assimilazione con la patologia della Morte.
Purtroppo però il film sembra incompiuto ed eccessivamente estetizzante, e del resto una sequenza di ballo che prende due terzi del film può risultare sfiancante e inutilmente accademica: ebbene, lo è. Se la scena del walzer è stata più volte acclamata per la sua fastosità e imitata a lungo nel cinema (forse pure il russo Sokurov ne avrà tratto i giusti insegnamenti per il geniale manierismo di "Arca Russa") c'è l'impressione che una simile operazione finisca per confondere il pubblico e distrarlo dalla profondità e dalle sfumature della vicenda. Straordinario invece, e meno lezioso di quanto sembri, il gioco di equivoci all'interno delle stanze disadorne del Palazzo dei due futuri sposi, probabilmente perché è in quei frangenti che Angelica mostra il suo vero volto volitivo e intraprendente, di una grazia corriva ma assolutamente decisa, meno sottomessa allo stereotipo manicheo delle altre figure femminili del romanzo e (per dirla tutta) del film. Ella rappresenta - di fatto - proprio quella modernità di donna siciliana che è antitetica al ruolo tradizionale o patriarcale del passato più presente. La parte più tediosa del film, quella del Principe che non accetta di entrare nel gioco Politico, è quella più ideologica, e non a caso: forse è proprio questi spunti a rendere il film impeccabile ma incoerente. Se "tutto deve cambiare affinché niente cambi" si dimostrerà un'illusione, è facile pensare che Visconti condividesse le stesse reticenze sociali del protagonista, e quasi volesse privare lo spettatore della propria delusione.

“Ma resta l'apologo di ciò che resta e ciò che verrà, probabilmente, un giorno...”

 

 

 

 

 



 

Il Gattopardo

Anno: 1963 Durata: 205 Origine: FRANCIA Colore: C

Genere:DRAMMATICO, GUERRA

Regia:Luchino Visconti

Specifiche tecniche:TECHNIRAMA-TECHNICOLOR

Tratto da:romanzo omonimo di Giuseppe Tomasi di Lampedusa

 

TRAMA

1860, Garibaldi con le sue camicie rosse invade la Sicilia. Nonostante lo sconvolgimento politico, l'aristocratico don Fabrizio, Principe di Salina compie egualmente con la sua famiglia il viaggio annuale verso la residenza di campagna di Donnafugata. Qui il Principe viene a sapere da Padre Pirrone che Concetta, sua figlia, si è innamorata di Tancredi, il nipote prediletto di don Fabrizio. Ma le speranze di Concetta sfioriscono rapidamente quando appare la figlia del Sindaco, Angelica Sedara. Don Fabrizio si rende conto che questo connubio tra la nuova borghesia e la declinante aristocrazia è uno dei mutamenti che deve essere accettato. Questa intesa verrà consacrata durante un grandioso ballo al termine del quale il principe si allontana meditando sul significato dei nuovi eventi che richiamano la sua attenzione e lo spingono a un sofferto bilancio della propria vita.

 

Produzione:GOFFREDO LOMBARDO PER TITANUS (ROMA), S.N. PATHE' CINEMA, S.C.G. (PARIGI)

Distribuzione:TITANUS - CREAZIONI HOME VIDEO, MONDADORI VIDEO, DE AGOSTINI, L' UNITA' VIDEO (IL GRANDE CINEMA)- MEDUSA DVD (2001)

 ATTORI
Burt Lancaster nel ruolo di Don Fabrizio, principe di Salina
Claudia Cardinale nel ruolo di Angelica Sedara
Alain Delon nel ruolo di Tancredi, nipote del principe
Rina Morelli nel ruolo di Maria Stella, moglie del principe
Paolo Stoppa nel ruolo di Don Calogero Sedara
Romolo Valli nel ruolo di Padre Pirrone
Lucilla Morlacchi nel ruolo di Concetta
Ottavia Piccolo nel ruolo di Caterina
Pierre Clémenti nel ruolo di Francesco Paolo
Carlo Valenzano nel ruolo di Paolo
Anna Maria Bottini nel ruolo di M.lle Dombreuil, la governante
Terence Hill nel ruolo di Conte Cavriaghi Mario Girotti
Serge Reggiani nel ruolo di Don Ciccio Tumeo
Brock Fuller nel ruolo di Piccolo principe
Ivo Garrani nel ruolo di Generale Pallavicino
Giuliano Gemma nel ruolo di Generale dei garibaldini
Leslie French nel ruolo di Chevalley
Rina De Liguoro nel ruolo di Principessa di Presicce
Lola Braccini nel ruolo di Donna Margherita
Evelyn Stewart nel ruolo di Caterina
Ida Galli nel ruolo di Caterina
Marino Masé nel ruolo di Il tutore
Olimpia Cavalli nel ruolo di Mariannina
Howard W. Rubien nel ruolo di Don Diego
Giovanni Melisenda nel ruolo di Don Onofrio Rotolo
Lou Castel nel ruolo di Ospite alla festa
Anna Maria Surdo    
Augusto Pescarini    
Carlo Lolli    
Carlo Palmucci    
Carmelo Artale    
Dante Posani    
Franco Gulà    
Giuseppe Stagnitti    
Halina Zalewska    
Marcella Rovena    
Maurizio Merli    
Rosalino Bua    
Stelvio Rosi    
Tina Lattanzi    
Valerio Ruggeri    
Vanni Materassi    
Vittorio Duse    
Winni Riva    
 
 

MUSICHE

Rota, Nino
 

MONTAGGIO

Serandrei, Mario
 
 
 
 
 
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