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Il Castelllo ..di Palma

 - Tomasi et Palma

Il Castello di Montechiaro, tra storia e legenda…
Sostiamo un momento a sfogliare qualche pagina di questo castello. Costruito dai Chiaramonte, intorno al 1350, il castello si erge in cima ad un colle roccioso, quasi a dominare indomito, il vasto mare Mediterraneo, le cui onde vanno ad infrangersi contro l'aspra scogliera.
 In posizione territoriale propizia, per il traffico commerciale, espletò per secoli una provvidenziale funzione di avvistamento e di difesa, nella lotta contro i pirati musulmani. Fin dalle origini, il castello venne denominato “dei Chiaramonte". Ma nel 1392, tale denominazione subisce una suggestiva inversione di termini, e fu chiamato, "Castello di Montechiaro". Tale cambio di denominazione, di per sé, non meriterebbe alcuna particolare considerazione, se non celasse l'aperta ribellione dei Chiaramonte contro il Re Martino I d'Aragona.
Domata la ribellione e decapitato Andrea Chiaramonte, il castello fu concesso al fedele Guglielmo Raimondo Montecatino da Messina, Conte d’Augusta detto 'Moncada'. E questi, per cancellare il nome e, persino il ricordo della casata ribelle, abolì la denominazione di "Castello Chiaramonte".
Tuttavia, appena otto anni dopo, il castello, per meriti di guerra, passò a Palmerio Caro; la città di Licata si era ribellata al Re Martino di Spagna; e Palmerio, dalle vedute lungimiranti, armò a sue spese una nave
e ridusse la città di Licata all'obbedienza. Era l'anno 1400.

D'allora i Caro poterono inquadrare nella palma sul campo azzurro del loro emblema i quattro pali rossi in campo d'oro della corona aragonese che appare anche sulla statua della Madonna Postal interno del maniero.

 Per oltre due secoli, il castello rimase ai discendenti di Palmerio fino a quella forte e soave Donna Francesca, che fu la madre dei gemelli Carlo e Giulio Tomasi et Caro: fondatori di Palma di
Montechiaro

. Del castello, merita una particolare annotazione la statua in marmo della Madonna che è collocata sull'altare della cappella; di pregevole fattura per policromia e purezza dei lineamenti delicatissimi del volto, che hanno un’indimenticabile grazia celestiale; parte del seno è scoperta ed il bambino
vi poggia la sua manina, ed il manto è dipinto d'oro. Ritenuti questilementi artistici sufficienti per farla attribuire allo scultore Antonello Gagini.
I Duchi che fondarono la città, sin dal primo incontro con la Madonnadel Castello, le tributarono una tenera e forte venerazione.
Un’antichissima pergamena ci informa che Giulio I Tomasi et Caro, "che passerà alla storia come Duca Santo" ci racconta che “per propagare la devozione al Rosario in altre persone, conduceane molte una volta al mese,à visitare la Santa Imagine della Madonna di Monte Chiaro, distante da Palma lo spazio di cinque miglia in circa... In qualsivoglia stagione e qualità di tempo; et ancorché le strade fossero molto fangose, non intralasciava d'andarvi. Entrati nella chiesa, e riverita la Santa Imagine dell'altare, era
il primo ad adornarlo, nè permetteva che alcuno lo prevenisse nell'accenderele quindici candele, delle quali ad onore dei quindici Misteri del Rosario, à proprie spese lo provvedeva; ciò fatto, si ponevano in ginocchio divisi in cori, recitavano la terza parte del Rosario, et avendolo terminatosi dipartivano". Questa antica pergamena, ci trasmette un'altra pagina dal sapore evangelico che non sfigurerebbe affatto, se fosse inserita tra le pagine, così belle, dei "Fioretti di San Francesco":
"In una delle volte che Giulio I visitò questa Santa Imagine, portò seco due corone di argento; una per la Regina degl'Angeli, e l'altra per il Divino Suo Figlio e gliele offrì con tenerissimi senzi di divozione.

Li supplicò à gradire quella sua povera oblazione, in testimonianza d'esser da lui riconosciuti come assoluti Signori di tutte le sue affezioni, e di che egli più si pregiasse d'una tale soggezione, che qualsivoglia altro dominio temporale, per essere stato il Castello di Monte Chiaro, il principio dell’ingrandimento dè suoi antenati in quel Regno di Sicilia, avendolo essi ricevuto da Donna Francesca Caro, che lo portò loro col titolo di Baroni e con abbondanti ricchezze.

Bramar ‘egli pertanto che fossero incoronati Signori di quel primo Stato, della sua Famiglia e doppo questa dimostrazione d'ossequio, si partì tanto pieno di giubilo, che sì grande non sarebbe stato, sé
lo havessero incoronato Rè di Sicilia"!
 

Tanta ardente devozione alla Madonna del Castello del Duca Santo non poteva non coinvolgere gli animi dei primi abitanti del nuovo paese, che stava per esser fondato: d'allora nel loro cuore, s'intrecciarono per secoli, devozione e pellegrinaggi, laudi, rosari, tradizioni religiose e pittoresche legende. Una di queste, senza dubbio la più popolare e colorita, è fatta risalire al 1553 circa quando i turchi, capeggiati dal corsaro Drahut, avrebbero assalito il Castello alla ricerca di tesori, lo avrebbero saccheggiato e
avrebbero persino rapito la statua della Madonna, essa però divenne talmente pesante, che i pirati non furono in grado di prendere il largo: solo quando decisero di gettarla in mare non prima però di averle reciso, insegno di oltraggio, le due teste, dopo di ciò riuscirono ad allontanarsi dalla costa.
I castellani meravigliati per tanto prodigio, scesero subito a scandagliare quel tratto di mare, la recuperarono restituendola alla sua cappella.

La statua presenta una rottura, che è stata "rimarginata" con una staffa di ferro e nelle teste appaiono ingenue ridipinture: ciò costituirebbe per alcuni la prova che il racconto del rapimento da parte dei pirati sia qualche cosa di più di una semplice leggenda, per sanare l'empietà di tale gesto, il "Duca Santo" alla guida della sua gente, si recò al Castello, facendo a piedi le quattro miglia che lo separano dall' abitato, recitando litanie.
Le tradizioni religiose, che si ispirano alla Madonna del Castello sono tutte corredate da una documentata testimonianza storica, tra tutte emerge la processione della statua della Madonna, che ogni anno, sempre nell'Ottava di pasqua, si snoda tra un variopinto e folcloristico corteo di muli
parati, dal Castello fino alla Chiesa Madre di Palma, con un rituale religioso che si ripete da secoli, con processioni, spari a salve ed affettuosi canti dialettali, distinti per l'andata e per il ritorno.
 

 

 

Ecco un’antichissima testimonianza "Ad honore della medesima sagrsione, la seguiva a piedi, portando in mano una torcia accesa. "Negl'otto giorni della sua esposizione assisteva alla Messa cantata, e la sera, alla Compieta e Litanie cantate.... Facea che quest'Ottava fosse celebrata con ogni maggior solennità, e dimostrazioni di giubilio,Portandosi nella Chiesa del Monastero, la sopradetta Imagine di Nostra Signora del Castello, dava segni di sommo piacere, che l'accogliessero con gran festa, e spargessero quantità di fiori, ammaestrandole, insieme, ad accompagnare quell'esterna azione d'ossequio, con atti di spirituali considerazioni, Imagine del Castello, si costumava fare una solenne Processione, nella
quale coll'accompagnamento del Clero e delle Confraternite era trasferita
al Duomo di Palma, ove rimaneva esposta dall'Ottava di Pasqua di Resurrezione sino alla seguente domenica, non tralasciava egli (Giulio I) d'intervenire alla medesima processione, e con maggior giubilio del suo spirito di quello che fosse l'incomodo, e il disagio del suo corpo, andava per tanto à piedi ad incontrarla da presso il giardino di Domenico Tomazzi,in distanza d'un miglio da Palma, et essendo ivi giunta la procesacciochè fosse alla Vergine maggiormente gradita, nell’essere riportata al Castello, accompagnava la processione sino al predetto luogo,
e nell'istesso modo di prima".

 Ancor ‘oggi, la Madonna del Castello, rispettando il cerimoniale religioso di sempre, nel giorno dell'Ottava di Pasqua, ritorna a visitare i suoi figli, passando per tutte le strade del paese... quasi a voler portare ad ognuno, nella propria casa, la sua materna benedizione.

Per otto giorni, la Madonna è venerata nella Chiesa Madre…La domenica successiva la statua di “Nostra Signora del Castello" viene portata per antichissimo privilegio, nel Monastero delle Benedettine. Qui, rimane venerata giorno dopo giorno, in un crescendo di presenze di fedeli, resi più ferventi dalle preghiere
monastiche e dai soavi canti delle Benedettine, che suscitano, ancora, tanto fascino, fino alla Domenica prima dell' Ascensione: e nel pomeriggio, dopo 29 giorni con accresciuto fervente entusiasmo di popolo, la statua della Madonna viene riaccompagnata al suo Castello.
 Quattro giorni dopo nella solennità dell'Ascensione, tutto il popolo di Palma si ritrova presso lo stesso Castello; già all'alba si avviano verso la Celeste Castellana, gruppi e gruppi di pellegrini, cantando le antiche lodi mariane; sostano qui sui verdi prati primaverili, all'ombra dei mandorli e
degli ulivi, fino al calar della sera, distribuendo pane e vino: quegli stessi
alimenti che in mattinata avevano presentato ed offerto al sacerdote, perché    diventassero per tutto il popolo........

 

"Cibo di vita eterna e bevanda di salvezza!"

 

 

 

La devozione a Maria Montis Claris

La devozione a Maria Montis Claris - Tomasi et Palma

 

 

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