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GiuseppeIII,8°Duca di Palma

 - Tomasi et Palma

La storia dei Lampedusa è una parabola. Il primo a iniziare la serie negativa è il padre del Gattopardo, Giuseppe    III, che indubbiamente nacque sotto una cattiva stella....   Dopo una prima fase di ascesa che rapidamente toccò il vertice con Giulio I, "il Duca Santo", mantenendosi alta sino a Ferdinando II inizia, subito dopo l'abolizione del feudalesimo, incomincia un declino lento, progressivo, quasi fatale che spegnerà i duecento anni di fioritura del Casato.

Alla infelicità, causata dal suo primo matrimonio, si aggiunsero presto difficoltà di carattere amministrativo. Nato a Palermo nel 1767, Giuseppe   III ebbe l’investitura del Ducato di Palma il 15 settembre    1795, dei rimanenti titoli per successione paterna, il 10 dicembre    1812, fu gentiluomo di camera, governatore del Monte di Pietà nel 1795 e Pari di Sicilia. Egli si sposò due volte, nel 1787 con la giovane Angela, figlia del Principe di Cutò, Alessandro Filangeri e La Farina, una delle più grandi figure del mondo borbonico Rimasto vedovo di Angela che morì di parto, sposò a Palermo nel 1809 Carolina Wochinger, nata a Napoli nel 1784 da Claudio e da Maria   Antonia Greco (tedesco il primo, italiana la seconda), Da   Carolina ebbe tre figli: Caterina, Giulio Fabrizio Maria, Antonia. Sotto Giuseppe III di Lampedusa, padre del Gattopardo, si ebbero grandi rivolgimenti sociali. Già nel 1823, tutti i beni del padre del Gattopardo sono sotto l’Amministrazione Giudiziaria, il Ducato di Palma, con i suoi feudi e il suo territorio, è sottoposto alla "Regia Commissione delle vendite forzate», la quale operava "senza consenso espresso del debitore”.

La causa di tali conseguenze sul piano economico, fu data oltre dall'amministrazione mal curata sia soprattutto da un decreto reale del 2  agosto 1818, con il quale venivano aboliti i fidecommessi primi geniali, grazie ai quali la trasmissione dei beni avveniva di primogenito in primogenito: con tale abolizione del maggiorascato, cessavano la perpetuazione dei beni nella famiglia, mentre il patrimonio, diviso e ridiviso tra i figli, veniva a spezzettarsi, perdendo la massiccia consistenza di  un tempo. Come annotano quasi tutti gli eudisti e come narrano le cronache del tempo, a distanza di venti anni dall'abolizione della feudalità, si videro cadere in miseria, o almeno nel bisogno, famiglie che prima nuotavano nelle ricchezze e nello sfarzo.  

Cominciava allora il disfacimento di una classe, incamminatasi sulla via del suicidio attraverso la consunzione patrimoniale:

«la ricchezza...  finiva con l’annullare sé stessa... e come gli oli essenziali evapora in fretta», osserva G. Tomasi nel Gattopardo.

La madre del Gattopardo, già vedova dal 1831, ereditava assieme ai giovani figli, la situazione poco lieta lasciata dal marito. Sarà una storia di vertenze, ingiunzioni, transazioni, appelli, cessioni di censi.

La Principessa Carolina, tuttavia, mantenne il fronte, concisa energica, rivestendo un ruolo notevole in un momento abbastanza difficile; finché poté, arginò efficacemente la frana, risparmiando al giovane Gattopardo preoccupazioni, che senza la sua solerzia, sarebbero state maggiori. Anziché vendere del tutto per realizzare, preferì concedere ancora in enfiteusi, quasi chiudendo il ciclo, ma in un senso notevolmente diverso, niente affatto sociale, da quello iniziato due secoli prima dal fondatore di Palma, Carlo Tomasi. 

  Uno dei maggiori contraenti fu Rosario   La Corda, ultimo figlio del conte Domenico, giusto l'atto d'enfiteusi 14 gennaio 1834 not. Giuseppe Cellura, stipulato in un “ camerone” del Palazzo Ducale di Palma.

Nel quadro d'una "austerity ad oltranza", Carolina fu costretta a lesinare anche col Monastero di Palma, creditore a tutto agosto 1834 di 442 onze.  Tale debito, già riconosciuto con atto 29 maggio 1834 not. Giuseppe Cellara da Palma, e non pagato secondo le forme di dilazione pattuite, nel 1835 ammontava a onze 526. Un accordo tuttavia si raggiungeva nel mese di giugno 1835, con atto notarile stipulato, nel parlatorio del Monastero, tra la Badessa e la vedova, la quale venuta a Palma dove aveva legalmente "eletto domicilio nei locali di attuale dimora, cioè nel suo Palazzo sito in questa”: la principessa cedeva al Monastero, in estinzione del debito, alcune partite di censi, del territorio di Palma.

 

 

 

 

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