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Giulio Tomasi il Duca Santo

GIULIO I Tomasi et Caro

GIULIO I Tomasi et Caro - Tomasi et Palma

Giulio I Tomasi nasce a Ragusa nel 1614. Dal matrimonio con Rosalia Traina, nascono otto figli dei quali due muoiono dopo pochi mesi; degli altri sei, le quattro femmine diventano tutte suore benedettine: Sr. Maria Serafica, Sr. Maria Crocifissa, Sr. Maria Maddalena, Sr. Maria Lanceata; dei due maschi il primogenito Giuseppe Maria, rinuncia al Ducato per seguire le orme dello zio Don Carlo e diventa Cardinale, anche Giulio con la moglie sembrano essere trasportati dal richiamo mistico che aleggia sulla
loro famiglia, infatti come riporta G. Cangiamila decidono di ritirarsi dalla vita pubblica citiamo il passo:

 

"Dopo aver educato i figli con tale rigore religioso che parea che si allevassero novizi di qualche religione, che figlioli di un Principe", Giulio e Rosalia, dopo quindici anni di matrimonio, decidono di separarsi e di vivere in celibato la restante parte della loro vita. Rosalia raggiunge le loro figlie nel monastero prendendo il nome di Sr. Maria Seppellita. Giulio I, che aveva donato come sede del monastero il palazzo Ducale, si trasferisce momentaneamente in un piccolo edificio, (divenuto poi dimora dell'astronomo G.B. Hodierna), e quindi nel nuovo palazzo Ducale, costruito nel frattempo a sud della Chiesa di Santa Rosalia, con i suoi splendidi soffitti lignei.

Ecco come un canto tramandato oralmente, ha trasmesso il ricordo della
separazione del Duca dalla moglie….

"Duchissa mia fammi un piaciri e tu di no un mi l'ha diri prima ca' io
pozza muriri nui n'vivenzia nn'amu a spartiri votu facemu di castitati
ni staremu alluntanati pi la licenzia, mannamu a Roma; e si lu Papa
ni lu cunceri la me vuluntati sempri cc'eni ducent’ unzi hanni pigghiatu
E iddi a Roma l'hannu mannatu prestu li littri cci hannu vinutu: Sò
Santitati l'ha cuncirutu O chi chiantu oh chi gran pena chi fici Parma
chidda matina! E la Duchissa jiu a la batia cu li so figli in cumpagnia e
lu Duca a lu Cravaniu ch'era un santu cristianu, e arripusava cu granni
stentu."

 

Il rigoroso ascetismo spinto fino all'autoflagellazione insieme a numerose pratiche di elemosina e di assistenza ai poveri, colpiscono a tal punto l’immaginazione popolare,

da meritargli l'appellativo di " Duca Santo " Oltre a questa fama di santità; Giulio I lascia numerose opere alla città di Palma;

Il 2 ottobre 1666 viene edificata l'attuale Chiesa Madre fra le più belle del barocco siciliano. Prima era iniziata la costruzione delle chiese di S. Rosalia, di S. Angelo del Purgatorio, di S. Antonio del Collegio di Maria, del Monte Calvario. Di quest'ultima restano oggi solo i muri perimetrali, ma allora vi si concludeva, una suggestiva via Crucis che, partendo dalla piazzetta del monastero ripeteva le stesse distanze, tra una stazione e l'altra di quella di Gerusalemme. Ancora Giulio I Tomasi fa costruire un ospedale accanto alla Chiesa del Purgatorio (l'attuale via Amendola) che infatti prima veniva chiamata con il nome di "Via dell'ospedale”. Istituisce il monte di pietà; allora chiamato "colonna frumentaria" e, per abolire la prostituzione nella cittadina ed una casa di accoglienza per le “ree pentite”, l’attuale collegio di Maria. Sposi Giulio sposa Rosalia Traina nipote del vescovo di Girgenti e già fidanzata di Carlo. In casa Tomasi si vive di preghiera, di carità, di devozione alla Croce ed alla Madonna del Rosario nel timor di Dio, e quindi di fuga dal peccato e di penitenza. I Duchi si applicano all'opera educativa dei loro figli con l'impegno e l'ardore dei santi; e santi si sforzavano di esserlo per davvero. I loro corpi conoscevano i rigorosi digiuni, le macerazioni della carne con le flagellazioni; il loro spirito era assuefatto alle prolungate orazioni, alla meditazione ed alle veglie notturne. Carità ed umiltà erano tuttavia le virtù principali verso cui i Duchi orientavano in modo speciale il cuore dei loro figli. Quelle che potevano essere definite formazioni granitiche della educazione umana e cristiana. Non meno impegnativo era il compito, che i due sposi si erano proposti per favorire la crescita materiale e civile, morale e religiosa del proprio popolo. Alcune iniziative sociali furono tanto significative per quel tempo, che il Duca può essere ritenuto un "riformatore" sociale, nel senso più moderno e precorritore del termine. Eresse un Monte di Pietà detto "Colonna Frumentaria" per sottrarre la gente bisognosa alle angherie degli usurai, dotandolo di "trecento salme di frumento per ciaschedun l’anno, oltre il palazzo, gli utensili, e quanto reputò necessario per il suo sostentamento e per quello dei ministri". Costruì un ospedale, dotando anche questo servizio sanitario di cospicue rendite per assicurare una duratura ed efficiente fondazione. Ma, per il cuore del Duca, tutto questo era poco: per cui tutti i venerdì, assieme ai familiari, andava a visitare i degenti, e li serviva personalmente. Ai disoccupati faceva passare le "diarie assegnazioni": oggi si direbbe che li faceva mettere in " cassa integrazione". Ogni anno, per la festa della Madonna del Rosario, sceglieva dodici fanciulle, tra le più povere, e le riforniva di sufficienti beni dotali, perché potessero celebrare le nozze decorosamente, come le loro coetanee, economicamente più fortunate. Costruì un "Asilo" per altre fanciulle bisognose, è faceva a sue spese alimentare que' bambini, che dalle loro madri erano abbandonati, o perché come povere non potevano nodrirli”. Inoltre "deputò un Maestro perché istruisse specialmente i figliuoli dei poveri e dè contadini”. Nel campo agrario, continuò l'opera del fratello Don Carlo, con la bonifica della Valle di Montechiaro, dando settantasei salme di terra a settantasei coloni.

 

 - Tomasi et Palma

Divorzio.... alla Tomasi

Divorzio.... alla Tomasi - Tomasi et Palma

 Il 21 novembre 1661, anche la Duchessa madre, all' età di 36 anni, col consenso del marito e per indulto di Papa Alessandro VII ottenuto anche grazie al cognato Don Carlo, entra in monastero inizialmente come oblata Benedettina. Lascia al marito ancora giovani, i figli Giuseppe Maria e Ferdinando, che sentono molto il distacco dalla mamma. Quando più tardi diventa anch'essa monaca prende il nome, per consiglio del cognato Don Carlo, di Suor Maria Seppellita. Il 21 aprile 1669, il duca Don Giulio I muore col nome di Maria tra le labbra, ed è sepolto nella tomba che egli stesso si era fatta scavare nel monastero, facendo incidere sulla lapide una iscrizione latina da lui stesso dettata, che recita:                                                                                                                  

 

                                                     IULIUS THOMASIUS ET CARUS                                

                                                                   UT VITAE FABULA 

                                                            AEVI UMBRA  FATI DIES                         

                                                        MENTI ASSIDUA RECORDATIONE                            

                                                        VIVENS SIBI POSUITATIONE

 

"Giulio Tomasi e Caro si costruì questo sepolcro mentre era vivo, affinché la vanità della vita (VITAE FABULA), la vacuità del tempo e il giorno della morte, fossero presenti al suo spirito con continuo ricordo”, ed ivi tutt'ora riposa

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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