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G. Fabrizio,9° Duca di Palma

 - Tomasi et Palma

Giulio Fabrizio Maria Tomasi, nasce a Palermo il 12 aprile 1815, il padre è Giuseppe III e la madre è figlia di un tedesco e di un’italiana, Carolina Wochinger e Greco.

Giuseppe Tomasi, autore del romanzo "Il Gattopardo”, trasse dalla vita del suo bisnonno paterno Giulio F, l'ispirazione del personaggio Don Fabrizio Salina vissuto negli anni cruciali del Risorgimento e noto anche per la fama di astronomo e per l'osservatorio astronomico da lui realizzato. Nella trasfigurazione letteraria, l’autore ci ha offerto una figura vigorosa, raffigurante Don Fabrizio, spesso austero audace e influente. Nella realtà pervenutaci grazie ai ricordi della famiglia, Giulio Fabrizio era una persona buona ed affabile, religiosissima e senza scatti da felino; aveva diversi hobby oltre a quello dell’astronomia, il gioco del biliardo con cui concludeva sempre i convegni con gli amici, dando modo così di dimostrare la sua maestria, inoltre, si divertiva candidamente a fare giuochi di prestigio e recite al pian terreno nella sua tenuta di San Lorenzo.

Rimase orfano di padre a soli veti anni, superò questa disavventura anche grazie all' aiuto ed al conforto della madre, donna energica e risoluta, sposò a 23 anni una sua coetanea Maria Stella Guccia, figlia del Marchese di Ganzaria, il suo fu un matrimonio d'amore e non di interesse, non era a caccia di dote e la sposa non portò un ingente patrimonio; tuttavia vi fu un accordo matrimoniale ben preciso e dettagliato. L'eventualità teorica di non avere figli fu presto scartata in quanto ebbe 11 figli, dunque l'ultimo Gattopardo non fu lui bensì il pronipote, che al bisnonno attribuirà nel romanzo le sembianze esteriori, e alcune parti di del suo carattere. Dei suoi undici figli maschi furono presto sposi, invece delle cinque figlie le prime tre rimasero nubili. Sulla sua figura politica, i dati sono pochi e discordanti, da alcune fonti risulta che egli non si curò di chiedere il facile riconoscimento dei titoli a lui spettanti, anche se le lettere recapitate a lui sia dall' Italia che dall' estero talvolta lo indicavano con il titolo di Altezza Reale, e negli atti pubblici veniva accompagnato da una  congenie di altri cognomi materni antichi e con il titolo nobiliare, per quanto riguarda la sua opinione nei confronti del modo di governare lo stato, emerge  dalla sua corrispondenza con il Re di Napoli,  un Tomasi  monarchico Borbonico, ma di tipo unitario. Nel suo Ducato di Palma, il Principe soleva trascorrere interi mesi, come ci assicura il Marchese Pietro Tomasi della Torretta e come ci ricordava tempo fa qualche centenario palmese, al quale era rimasto impresso per la "grande barba". Non si sa con certezza se era a Palma quando ci fu lo sbarco dei garibaldini, invece sono conosciuti i dati del plebiscito di Donnafugata “il 21 ottobre 1860, su 2064 elettori iscritti dava 2017 votanti, tutti indistintamente “pel sì    nessuno   pel nò  ,nessun voto nullo".

 Oltre alla testimonianza del Marchese Pietro Tomasi della Torretta, vi sono elementi nella cittadina che stanno a testimoniare come i Tomasi fossero presenti di tanto in tanto in paese come ci indicano diversi "Gattopardi Rampanti "su diversi portali; uno ben conservato e leggibile reca l'iscrizione "Principessa di Lampedusa 1889", da questa si evince che sino a quell'anno e per qualche tempo ancora, la nuora di Giulio Fabrizio, Stefania qui alloggiò.

Il Principe  morì come un uomo in esilio in un’altra città, egli a differenza del personaggio letterario non corteggiava affatto la morte , anzi cercò in tutti i modi di scavalcarla; nel 1865-7 un epidemia di colera giunse in Sicilia da Napoli, sotto il ricordo del panico di venti anni prima per la stessa situazione, molti siciliani decisero di abbandonare l'isola, anche Giulio Ferdinando non volle restare, anche se  ormai settantenne decise di rifugiarsi insieme con tutta la famiglia a Firenze, pensava di aver ingannato la morte, invece no , la moglie ed i figli si salvarono ,ma purtroppo prima di partire lui aveva già contratto il colera, morì dopo un lungo e faticoso viaggio in un albergo di Firenze, era il 27 settembre 1885. Fu seppellito nella cappella di famiglia nel cimitero dei Cappuccini. Di Palermo una semplice lapide lo ricorda: "Principe Giulio di Lampedusa astronomo".

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