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Fioretti del Duca Santo

Fioretti Prefazione

Fioretti Prefazione - Tomasi et Palma

I Fioretti, oltre a dilettare per la semplicità dei gesti in essi contenuti, offrono un modello di Santità realizzato nelle condizioni quotidiane del mondo, e dello stato coniugale; infatti, gli ideali, i sentimenti, problemi quotidiani, il contrasto e la lotta interiore che sovente travagliano lo spirito  del Lampedusa, non differiscono granché dai nostri......"Che la lettura di queste pagine tomasiane possa fare riflettere, e risvegliare quel profondo richiamo al bene che è in esse contenuto

I Fioretti del Duca Santo ci mostrano alcune peculiarità del carattere e dell’orientamento di Giulio I in diversi ambiti; da quello religioso a quello morale e sociale, da essi si evidenzia subito l'essenza della vita ascetica del Duca, la quale adeguandosi alle pratiche religiose che premevano l'antropologia culturale del suo tempo, concretizzava in numerose pratiche di pietà, meditazioni, e mortificazione della carne, penitenze ed altro. Tuttavia non si deve credere che egli praticasse in maniera sadica questi esercizi ascetici o che apprezzasse, come spiritualmente valido, meritorio ed accetto a Dio, solo ciò che risulta pesante, noioso e sgradevole la sua spiritualità a, da come si evince dai Fioretti al contrario, era fatta di amore per il Signore, i sui rapporti di intimità, oltre che soavi erano soprattutto amorevoli; per lui la religione era amicizia con Gesù, una corrisposta rispondenza all'amore divino, un amorevole abbandono placido a fiducioso nelle braccia del Signore; al riguardo non so quante persone cosiddette “mistiche" accetterebbero quel suo invito genuino ed esplodente: “Si rivolse, nel giorno della natività di Christo Signor Nostro, a quelli che erano presenti, e non potendo, raffrenare i giulivi accendimenti del suo cuore, disse loro: Horsù figlioli balliamo...... et incominciò a ballare con molta festa!" Un secondo aspetto emerge da questi ci mostra come il Duca Santo amasse il proprio popolo..."amava e correggeva il suo popolo come un padre”. Si calava nei problemi dei suoi vassalli, per risolvere le loro situazioni

di bisogno, individuali e collettive donando i sui beni, sacrificando il suo tempo, anzi la sua sollecitudine andava oltre le esigenze della pura necessità materiale, così da poter esser definito come un piccolo sovrano illuminato ante litteram.

Per le grandi solennità cristiane, e persino per carnevale, faceva distribuire pane, vino, carne e formaggio perché era persuaso che anche i più poveri avevano diritto a trascorrere, con gioia cordiale, quei giorni. Si può dire che la sua religiosità fu di rilievo per raggiungere un così alto grado di vita interiore ed esteriore. Particolare rilievo viene dato al culto che egli riservò alla Madonna, nella fattispecie la Madonna del Castello riverendola come protettrice della sua Casa, collocata nell'antico castello trecentesco, dal quale territorio ebbe il titolo della Baronia del Montis Clariis; la Bella Castellana dagli occhi divini, l’ha attratto irresistibilmente verso di sé.

Se da questi Fioretti e da testimonianze coeve vorremmo trovare il suo atteggiamento verso "l'enigma sommo della condizione umana, ovvero la morte" tutte le testimonianze sono concordi su un punto: nel sottolineare che il Grande Lampedusa considerò la vita come un breve itinerario di ritorno al Padre, e la morte un "passaggio" al suo regno di felice amore. Lo esplicita chiaramente uno dei "Fioretti": là dove è riportato una sorta di slogan ascetico:"Mors ad coelum iter”: la morte è un passaggio al Cielo.

In ultima analisi, il pensiero della morte faceva vibrare le corde più intime del suo animo in un’esperienza pasquale di passaggio dalla morte alla vita, “dall’esistenza inautentica all'esistenza autenticamente evangelica".

 

 

 

 



 

Fioretti

Fioretti - Tomasi et Palma

 

Amore di padre

 

“Il Duca, una volta, accompagnò la sua famiglia alla Marina Di Palma, per
una breve gita. Giunti alla spiaggia, la Duchessa e le persone del seguito si adagiarono all'ombra in serena conversazione. Il duca, invece, passeggiava lungo la riva del mare, tenendo per mano, una delle figlie, la piccola Isabella che, aveva poco più di quattro anni, ad un tratto, la piccola, lasciando la mano del padre, perse l'equilibrio cadde in acqua, venendo travolta dalle onde del mare, molto agitato.

Tutto avvenne in un attimo e alla bimba non rimase che gridare, la sua intima angoscia, al babbo terrorizzato...
La duchessa e le altre persone accorsero in riva al mare, mentre la buona nutrice, ascoltando più le ragioni del cuore che quelle della prudenza, si buttò in acqua nel vano tentativo di salvare la cara bambina.  Quel giorno certo si sarebbe concluso con un doppio tragico bilancio, se un gentiluomo di corte, certo Giuseppe Schembri, non si fosse gettato in mare, portando aiuti alla povera donna e riportando a riva la piccola Isabella svenuta.”

 

 

"Horsù, figlioli balliamo"

 

Il piissimo Duca" fece edificare, nel giardino vicino al suo Palazzo, una cappella dedicata a "Nostra Signora del Presepio" e, "nella quale, era, molto al vivo, rappresentata la Venerabile Spelonca di Betlemme."

 

Infatti, essa fu costruita simile alla grotta " ove nacque Il Salvatore del Mondo, secondo la relazione de scrittori "de luoghi Sagri di Terra Santa."
Ne fece abbellire la volta con vaghe pitture e, vi eresse l'altare collocandovi sopra immagini di scultura che rappresentano: “Il nato Bambino Gesù’, Maria, Giuseppe, un Angelo e due animali".
L'inaugurazione fu solenne "Si benedisse questa cappella nel giorno della Natività di Cristo Nostro, con molto giubilio"..La benedizione della cappella e la celebrazione si svolsero in un contesto austero di raccoglimento e di intensa partecipazione natalizia. Solo... ma, al momento di congedare l'assemblea liturgica, successe l'imprevedibile tra quel numeroso "concorso di popolo"!
Il Duca, infatti " non potendo raffrenare più i giulivi accendimenti del suo cuore, si rivolse ai presenti e disse loro: Horsù, figliuoli balliamo”, allora egli prese " ad animarli, si tolse il mantello e, piegatolo, se lo pose sotto il braccio ed incominciò a ballare con molta festa".
Imitando il re Davide che, nel trasferire l' Arca di Dio a Gerusalemme, "danzava con tutte le forze davanti al Signore, insieme con tutti gli Israeliti" (Sam 6,12-15).

 Così fece quel numeroso popolo di Palma...dopo il primo sconcerto per l'inatteso invito del loro Duca;

"seguirono tutti il suo esempio e si ballò a gran spazio di tempo!

 

 

 

Tutte monachelle?

 

 Il gioco preferito dai figli del Duca consisteva nell'erigere celle, chiostri, altari... Insomma, un vero e proprio monastero, nel quale si rinchiudevano le femminucce, fingendo di essere una di loro abbadessa e le altre monachelle; senza trascurare i due fratellini! Uno faceva il cappellano e l’altro…il sagrestano. Ma se il gioco divertiva i figli, col tempo, incominciò ad infastidire il Duca, al quale non garbava affatto che tutte le sue figlie finissero in monastero. E, un giorno, che al solito le trovò intente a costruire celle e grate, con amarezza, esclamò dicendo: “E tutte monachelle... tutte monachelle!". Ma, uomo…secondo il vangelo quale era, il Duca non osò fare nulla che si opponesse alla vocazione religiosa delle quattro figlie e del suo primogenito, Giuseppe. Anzi, quando comprese chiaramente che quella era la volontà di Dio, fece quello che nessuno mai avrebbe fatto... eccetto un Santo! Offrì il suo magnifico Palazzo Ducale affinché fosse trasformato in monastero. Il Monastero benedettino del "SS. Rosario", ancor 'oggi esistente, ove le quattro figlie e, successivamente la Duchessa Donna Rosalia, entrarono per diventare monache dell’Ordine di San Benedetto.

 

 

 

 

Meglio lasciarsi ingannare che commettere mancamento nella carità..

 

Un giorno, “Giuseppe Ottaviani medico di Palma" fu autorizzato dal Duca a rilasciare ai più poveri "polize", cioè ordini di pagamento, per procurarsi gratuitamente alimenti e medicinali. Ma il buon dottore, ben
presto, subodorò che più di un povero, approfittando della generosità dell’oro benefattore, aveva cominciato a chiedere un numero di "polize" superiore al proprio effettivo bisogno! Allora, ne avvertì il Duca... consigliandogli maggiore circospezione. Ma questi non se ne diede per inteso!
“Pessimo modo di spendere i propri soldi!” brontolò il medico, scrollando il capo. E il tempo, manco a dirlo, gli diede ragione. Così, quando non riuscì più a tamponare l'emorragia di richieste di "polize", ritornò al Palazzo, deciso a rinunciare all'incarico ricevuto! Questa volta, però la reazione
del Duca si trasformò in un vero gesto profetico!

 

"Nel fare l'elemosina ai poveri di Cristo, rispose ad un presso, mentre la sua voce tradiva un segreto pudore, non bisogna dar luogo a così sottili riflessioni né, tanto scarso in sovvenirli.

 

 "Perché molto meglio sarebbe il lasciarsi, talvolta ingannare, che commetter mancamento nella carità".

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

"Horsù, figlioli balliamo"

"Horsù, figlioli balliamo" - Tomasi et Palma

Il piissimo Duca" fece edificare, nel giardino vicino al suo Palazzo, unacappella dedicata a "Nostra Signora del Presepio" e, "nella quale, era,
molto al vivo, rappresentata la Venerabile Spelonca di Betlemme."

Infatti,essa fu costruita simile alla grotta " ove nacque Il Salvatore del Mondo,secondo la relazione de scrittori "de luoghi Sagri di Terra Santa."
Ne fece abbellire la volta con vaghe pitture e, vi eresse l'altare collocandovisopra immagini di scultura che rappresentano:"Il nato Bambino Gesù’,Maria, Giuseppe, un Angelo e due animali".
L'inaugurazione fu solenne "Si benedisse questa cappella nel giorno della
Natività di Cristo Nostro, con molto giubilio"..La benedizione della cappella e la celebrazione si svolsero in un contesto
austero di raccoglimento e di intensa partecipazione natalizia. Solo... ma,
al momento di congedare l'assemblea liturgica, successe l'imprevedibile
tra quel numeroso "concorso di popolo"!
Il Duca, infatti " non potendo raffrenare più i giulivi accendimenti del
suo cuore, si rivolse ai presenti e disse loro: Horsù, figliuoli balliamo".
Allora egli prese " ad animarli, si tolse il mantello e, piegatolo, se lo pose
sotto il braccio ed incominciò a ballare con molta festa".
Imitando il re Davide che, nel trasferire l' Arca di Dio a Gerusalemme,
"danzava con tutte le forze davanti al Signore, insieme con tutti gli Israeliti"
(Sam 6,12-15).

Così fece quel numeroso popolo di Palma....
dopo il primo sconcerto per l'inatteso invito del loro Duca; "seguirono
tutti il suo esempio e si ballò a gran spazio di tempo!

Meglio lasciarsi ingannare che commettere mancamento nella carità...

 

 

Un giorno, “Giuseppe Ottaviani medico di Palma" fu autorizzato dal
Duca a rilasciare ai più poveri "polize", cioè ordini di pagamento, per
procurarsi gratuitamente alimenti e medicinali. Ma il buon dottore, ben
presto, subodorò che più di un povero, approfittando della generosità del
loro benefattore, aveva cominciato a chiedere un numero di "polize" superiore
al proprio effettivo bisogno! Allora, ne avvertì il Duca... consigliandogli
maggiore circospezione. Ma questi non se ne diede per inteso!
“Pessimo modo di spendere i propri soldi!” brontolò il medico, scrollando
il capo. E il tempo, manco a dirlo, gli diede ragione. Così, quando non
riuscì più a tamponare l'emorragia di richieste di "polize", ritornò al Palazzo,
deciso a rinunciare all'incarico ricevuto! Questa volta, però la reazione
del Duca si trasformò in un vero gesto profetico!
"Nel fare l'elemosina ai poveri di Cristo, rispose ad un presso, mentre la
sua voce tradiva un segreto pudore, non bisogna dar luogo a così sottili
riflessioni né, tanto scarso in sovvenirli. "Perché molto meglio sarebbe il
lasciarsi, talvolta ingannare, che commetter mancamento nella carità".

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