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Fioretti del Duca F. I '4

"Tutti figlioli di un medesimo padre"

"Tutti figlioli di un medesimo padre" - Tomasi et Palma

Gli disse, un giorno Ferdinando suo figlio:

”Signor padre, qui è un cieco”. E ne riportò una severa riprensione,
atteso che non volea che nominassero le persone, ancorché mendiche, dai
loro difetti naturali; questa, infatti, era la sua convinzione: "Io e questo
(mendico) siamo una medesima cosa:perché opera dello stesso Iddio, siamo tutti figlioli di un medesimo Padre....

Se ho qualche cosa di vantaggio
è l'esser maggiormente obbligato a Dio,non avendo Egli dato a lui
quelle comodità, che ha date a me.

 

 

 

 

Sentinella alla torre San Carlo...

 

Sentinella alla torre San Carlo

Quando il Duca andava a pernottare nella torre S. Carlo, eretta nella Marina di Palma per difendere la costa dai pirati, ordinava al custode della Torre, Giovanni Zambito, "che, a certi determinati tempi, suonasse la tromba". Incuriosito per lo strano comando, che avrebbe interrotto, fastidiosamente e ripetutamente volte, il sonno del Duca, volle chiedere spiegazione ai "serventi", che l'accompagnavano. "Gli risposero che, a quei segni, interrompeva il suo sonno e, levatosi dal letto, faceva i suoi spirituali esercizi". Aggiungeva Margherita Agliata, che il Duca fece ben più rigorose penitenze notturne: per tre o quattro anni, dormì per terra, sopra "un sacco di paglia" e, tutte le notti del venerdì, stendeva sul suolo "una sorta di coperta e ponevasi a giacere, rimanendo la metà al di sotto e, coll'altra metà, ricoprendosiil corpo”.

 

 

 

Mortificazioni che non mortificano, ma vivificano...

Il Duca "aveva imposto al suo appetito leggi di molta severità: la sua mensa era parchissima e temperatissimo il bere". Non mangiava né bevevatra un pasto e l'altro. "Nelle vigilie (delle feste) della Beatissima Vergine, il suo pranzo" consistevanel mangiare " solo pane cotto con latte di mandorle, senza zuccaroe, la sera solo pane e vino". Nei venerdì: niente frutta, niente dolci, "negando queste delizie al suo palato, in riverenza della Passione di Cristo e per l'amarezza del fiele, ch'egli gustò nel legno della croce". Codesta astinenza " osservò per molti anni". Durante "gli esercizi spirituali di dieci giorni", che il Duca faceva nell' eremitorio   del Monte Calvario, "astenevasi dal mangiar carne, e digiunavatanto rigorosamente"che spesso la parchissima cena, che gli veniva servitanella sua cella, "ne mangiava una sola parte e, tal volta, nemmeno l'aveva toccata"; e, ogni mattina,

"si flagellava con un’assai rigorosa disciplina......et erano vehementi percosse". A chi gli faceva osservare che, così facendo, metteva a grave rischio la sua salute, rispondeva: "Se tante volte, il corpo, per soddisfare i suoi appetiti, ha ingannato lo spirito e l'ha fatto servire alle sue voglie, che gran cosa sarà che il corpo segua l'inclinazione dello spirito e si assoggetti alle leggi della mortificazione

Una pesca meravigliosa…

Una pesca meravigliosa… - Tomasi et Palma

"Avendo il Duca accomodata nel mare, non molto distante da Palma, la
pesca dei tonni, la diede in affitto al fratello di uno dei suoi servitori,
chiamato Biagio". Il contratto d'affitto prevedeva che rimanessero a caricodel Duca le elemosine ai bisognosi e ai Religiosi, "consuete a farsi nelle
Tonnare". Se poi tali Religiosi appartenessero ad un Ordine Men-dicante,
si doveva dare loro un tonno intero. Quanto ai conventi, che erano distanti
e non potevano mandare un loro religioso a ritirare l'offerta, il Duca
"dava ordine se li facesse tanta tonnina e si mandasse loro col barile,
sale e tutto quello che si richiedeva per una compita elemosina". Tutto a
spese del Duca.
Un anno, malauguratamente, il mare in tempesta lungo la costa "apportò
grandissimo danno all'affittuario": tanto che decise di rescindere il contratto,"
dubitando di spendere infruttuosamente il denaro".
"Avendo ciò risaputo il Duca lo mandò a chiamare e, animatolo a confidare
in Dio, lo persuase a proseguire la pesca". L'affittuario credette alle
parole del Duca! "E quando, la mattina seguente, ritornò dal mare, vi ritrovò
quattrocento grossissimi tonni" e, "nel giorno seguente fecero altresì
preda di cinquecento tonni di somigliante grandezza”..

per due meloni...

 

Un, giorno dovendo andare da osservare le colture di un suo feudo, il Duca si fece accopagnare daun certo Ristagni, uno dei suoi staffieri..

Or, passando, cosudi davani all' oro di Angelo Salvagio, adocchiò due bei meloni..

Vederli, desiderarli e raccoglierli fu un tutt' uno.

"Di che avveduosi il Duca" aprì il borsellino prese dei denari "glieli diede... ordinandogli che soddfcacesse il padrone dell' orto".

A nulla valsero le giustificazioni del Ristagni, che poteva liberamente "usare di una al confidenza con quel suo amico".

Niente da fare-  Secondo il Duca.

I meloni ernao stati raccolti.

Non rimaneva che pagarli..

"Non permise giammai che all' ombra della sua protezione- concludeva lo stesso staffiere- offedendessero alcuno dei suoi vassali o apportassero loro sia pure un leggerissimo danno".

 

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