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Fioretti del Duca F. I '3

Baciò una piaga purulenta...

Baciò una piaga purulenta... - Tomasi et Palma

Viveva nella "terra" del Duca "un mendico, chiamato Salvo Sciucolone,
che giaceva infermo e le sue piaghe provocavano grandemente a stommaco":
cioè, emanavano fetore e facevano ribrezzo. "Con tutto ciò, il
Duca, non solo lo sovvenne con buon'elemosine, ma andò spesso a visitarlo
e a consolarlo". E, un giorno sostato a lungo accanto al pagliericcio
dell'infermo, a consolarlo, ad incitarlo a sopportatore tutto per amore di
Cristo, che per noi era stato piagato a sangue e a suggerirgli di offrire la
sua collaborazione dolorosa alla redenzione spirituale dei fratelli, il Duca
si chinò, lo prese tra le sue braccia, avvicinò le labbra ad una piaga in putrefazione
e la baciò con forza, una e più volte.
Non c'è dubbio: il Duca era pervenuto alla vetta dell'amore divino.
La dove si respira il profumo di santità.
L'altezza dei veramente migliori !

 

 

Non disse mai di 'no' alla Madonna...

Non disse mai di 'no' alla Madonna... - Tomasi et Palma

Una certa persona che, a "cagione di gravi disavventure, s'era ridotta a
grande angustie di povertà" sapendo che il Padre Alotti era molto stimato
dal Duca, tanto che lo aveva scelto come suo confessore, lo pregò d'interporre
i sui buoni uffici presso lui, affinché gli "prestasse cento-settanta
scudi". Conoscendo l'estremo bisogno di quel poveretto, il Padre si fece
carico della sua richiesta, e pregò Don Giulio affinché gli facesse quel
prestito. Il Duca, però cortesemente ma risolutamente, rispose al Padre
Alotti di non poter accogliere la sua preghiera. Tuttavia, la disperata situazione
di quell'uomo indusse quel buon sacerdote a ritornare dal Duca:
ricevendone, ancora, un deciso diniego.
"Importunato nondimeno dell'iterate istanze di quel bisognoso e interamente
ispirato da Dio", l'Alotti, questa volta, scrisse una lettera al Duca
supplicandolo: "a prestare a quella persona la predetta somma di denaro,
per amore della Beatissima Vergine".
Immediatamente il Duca cambiò opinione e ordinò "al suo Fattore" di
dar corso alla richiesta di prestito. E così fu fatto.
E al Padre Alotti, che si mostrava meravigliato per questo repentino
cambiamento, la figlia maggiore del duca, Suor M. Serafica confidò che
"era costume" di suo padre: “di già negar cosa che, a nome della Vergine,
gli fosse dimandata".
 

Giustizia e ... generosità

Un giorno, Giacomo Capodicasa, suo domestico, fu messo in cattiva luce da un suo collega. Il Duca vagliando la gravità del caso e tenuto conto della persona che glielo riferiva, decise di licenziarlo. Ma non volle farlo subito, per non rendere di dominio pubblico una mancanza segreta. Poi, con una motivazione concernente più il servizio di corte che la non colpa dell'interessato, lo licenziò. Non molto tempo dopo, però, l' accusa al Capodicasa si rivelò tutta e solo una bassa manovra di pessimi cortigiani. Immediatamente, il Duca lo reintegrò nel suo antico ufficio... con tante scuse! Un altro caso sorprendente ci riferisce fra Biagio della Purificazione; "il suo racconto è un incanto: sarebbe un peccato non riportarlo con le sue stesse parole, che oltretutto sono di una compressione piena e piacevole": Con maggior umiltà e caritativo affetto, si diportò il Duca con una altra persona del suo servizio: avuta di lui pessima relazione, lo rimosse dalla sua Corte. Conosciuto, nondimeno, non esser colpevole, lo richiamò e, gettandosi ai piedi, glieli baciò, con domandargli perdono. Gli restituì gli offici e, con altri particolari benefici, se dimostrò maggiormente affezionato....

 

 

 

Non permetteva giuochi di denaro

Particolarmente, nell' ambito della sua corte, il Duca "non permetteva giuochi di denaro, ancorché di poca somma"."Chiamati a sé due servitori dei più vecchi..." presumeva - giustamente un colloquio, a tu per tu, con persone mature, ricche di esperienza e gravate da responsabilità familiari, potesse dare il maggior profitto. La riservatezza del colloquio, poi... avrebbe fatto il resto. "Li ammonì con grande carità e piacevolezza da astenersene, affinché i più giovani seguissero il loro esempio" che, " consumando il denaro nel giuoco apportariano danno alla propria famiglia e si esporriano a pericolo di bestemmie". Infine finiva appassionatamente il Duca: "Esser questo vizio molto detestabile, poiché non giovando la vecchiezza moderarlo, se diviene abitudine, si porta sino al sepolcro".

 

 

Mortificazioni che non mortificano, ma vivificano...

Il Duca "aveva imposto al suo appetito leggi di molta severità: la sua mensa era parchissima e temperatissimo il bere". Non mangiava né beveva tra un pasto e l'altro. "Nelle vigilie (delle feste) della Beatissima Vergine, il suo pranzo" consisteva nel mangiare " solo pane cotto con latte di mandorle, senza zuccaro e, la sera solo pane e vino". Nei venerdì: niente frutta, niente dolci, "negando queste delizie al suo palato, in riverenza della Passione di Cristo e per l'amarezza del fiele, ch'egli gustò nel legno della croce". Codesta astinenza " osservò per molti anni". Durante "gli esercizi spirituali di dieci giorni", che il Duca faceva nell' eremitorio del Monte Calvario, "astenevasi dal mangiar carne, e digiunava tanto rigorosamente" che spesso la parchissima cena, che gli veniva servita nella sua cella, "ne mangiava una sola parte e, tal volta, nemmeno l'ave

 

 

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