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Fioretti del Duca F. I '2

Una pesca mervigliosa

Una pesca mervigliosa - Tomasi et Palma

 

Avendo il duca accomodata a mare non molto distante da Palma la pesca dei tonni..la diede in affitto al fratello di uno dei suoi servitori chiamato Biagio.

Il contratto di affitto prevedeva che rimanessero a carico del Duca le elemosine ai bisognosi ed hai Religiosi 'Consuete a farsi nelle tonnare.

Se poi tali religiosi apppartenevano ad un ordine mendicante, si doveva dare loro un tonno intero, quanto hai conventi, che erano distanti e non potevano mandare loro un religioso a ritirare l'offerta,il Duca' Dava ordine se li facesse tanta tonnina e si mandasseloro col barile,sale e tutto quello che si richiedeva per una computa elemosina' Tutto  a spese del Duca.

Un anno il mare in tempesta lungo la costaapportò grandissimo danno all' affittuario tanto che decise di recidere il contratto 'Dubitando di spendere infruttuosamente il danaro'

Avendo ciò risaputo il Duca lo mandò a chiamare, e animatolo a confidare in Dio persuase aproseguire la pesca.

L'affittuario credette alle parole del Duca!!!!

E qundo la mattina seguente ritornò al mare, vi ritrovò 400 tonni di somigliante grandezza

Veglie e penitenze notturne

Veglie e penitenze notturne - Tomasi et Palma

Quando il Duca andava a pernottare alla Torre S. Carlo, eretta nella Marina di Palma per difendere la costa dai pirati, ordinava al cstode della staessa Fonca , che a certi determinati tempi gli suonasse la tromba.

Incuriosito per lostrano comando, che avrebbe interrotto,fastidiosamente e ripetute volte il sonno del Duca, volle chiedere spiegazione ai Serventi, che l' accompagnavano.

'Gli risposero che a quei tempi interrompeva il sonno e, levatosi dal letto, faceva i suoi spirituali esercizi'

 

Aggiunngeva Margherita Agliata che il Duca fece ben piu' rigorose penitenze notturne per tre o quattro anni...

Umili ....Servigi

Un pomeriggio d'aestate, Girolamo ricciardi salì al Palazzo per conferire con Don Giulio.

Salento il magnifico scalone,che immmette nei saloni Ducali, trovo nei pressi dellla Capella dedicata "Ns Signora del Rosario":dall interno provenivano rumori come di chi scopava: Per la qualcosa pensò fosse Giovanni Lucania, e lo chiamò per nome"l a.....

Gli usci invece di incontro il Duca con la scopa in mano, del che sopramodo ammirato lo preo di scusarlo.

Sorridendoo Egli senza lascar la scopa, lo ascoltò benignamente e avemndolo  soddisfatto chiuse l'uscio e fini di scopare

Al che aggiunge Girolamo,

essser stato suo costume scoparla oni giono.

Un altra volta, stava trascorrendo acuni giorni all' Eremitorio assieme agli e Eremiti per fare 'esercizi spirituali'.

Entrato, Un giorno, il suo domestico nellla cucina del mentovato eremitorio, vi ritrovò il Duca Giulio, che la vava i piatti , del che avvedutosi, l Servo di Dio dimostrò gran dispiacere , e gli ordinò che mai più v' entrasse

L'elemosina di un pane ...

Nel Monastero benedettino, ogni volta le Suore Converse facevano il pane per la Comunità, impastavano a parte una pagnotta, quasi con rito sacro." L'appanavano infatti stando in ginocchio". Nella loro pia intenzione, quella pagnotta era destinata, come "oblazione, alla Beatissima Vergine, Signora del Monastero", per darla, a suo onore, ad un povero. Quando il Duca riseppe di quella devota abitudine delle suore, pregò, con molto calore," la sua figlia S. Serafica", affinché gli ottenesse dalla Madre Badessa il privilegio di poter ricevere, in elemosina, quel "pane". E' per ottenere più facilmente una risposta positiva, aggiungeva che " lo riceverebbe come povero della Vergine", inoltre, affinché lo scopo delle suore di elargire quella pagnotta ai poveri non venisse vanificato, egli s'impegnava di distribuire, in elemosine, la somma – equivalente anzi maggiorata del costo di quel "pane". "Ottenne il Duca facilmente la grazia – concludeva   Suor Serafica godendo sopramodo mangiare quel pane comelimosina fattagli dalla Madonna.....

 

 

Il Rosario di Maria, preghiera prediletta dal Duca

 "A propagare la divozione del Rosario in altre persone, (il Duca) conducevane molte, una volta al mese, a visitare la sacra immagine della Madonna di Monte Chiaro, distante da Palma lo spazio di cinque miglia circa". La Madonna del Castello era particolarmente cara al Duca perché " la riveriva come Protettrice della sua Casa, per essere collocata nel “Monte Chiaro”, antico titolo della sua baronia". Faceva questo pellegrinaggio mariano mensile," per lo più in qualche giorno vicino ad alcuna festa di Nostra Signora, e in qualsivoglia stagione e qualità di tempo; e, ancorché le strade fossero molto fangose, non tralasciava d'andarvi". Pervenuti su un poggio, dal quale "incominciava a vedersi il Castello del predetto monte, il Duca e le persone, quali erano seco, si discoprivano il capo e, ad alta voce, dicevano la Salve Regina, venerando con quel saluto, eziandio da lungi, la Madre di Dio, e proseguendo con maggior riverenza, il rimanente cammino". Giunti al Castello, salivano nella chiesetta "e riverita la Santa Immagine dell'Altare, si ponevano in ginocchio" indi, " divisi in cori, recitavano la terza parte del Rosario". La voce del Duca, delicata come una carezza, gli astanti la sentivano tremare di commozione: pregava davvero col cuore, "e avendolo terminato, si dipartivano". Durante il pellegrinaggio "il Duca proponeva esempi, e introduceva discorsi sulle prerogative della Madre di Dio e spirituali ragionamenti, che più accendevano alla divozione in recitare il Rosario..

 

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