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FerdinandoM II,5°Duca di Palma

 - Tomasi et Palma

  Ferdinando II nasce a Palma nel 1697, trascorrendo nella cittadina la sua fanciullezza. Il fratello Antonio muore precocemente.

 

Ottiene l'investitura il 30 aprile 1699, la sua vita fu lunga ed intensa, fu allievo degli Scolopi; dopo si trasferisce definitivamente a Palermo, ma ritornerà di sovente a Palma.
La sua vita coincide con il momento di maggior fioritura dei Lampedusa, prima che inizi il lento declino della Casata…

 

Egli, sposatosi due volte, ebbe molti figli, scongiurando il pericolo dell'estinzione del ramo familiare che si era presentato con gli ultimi due Duchi, che fecero appena in tempo a mettere al mondo un erede.
Sposatosi la prima volta con Rosalia, figlia di Giuseppe Valguarnera Principe di Niscemi e Duca di Arenella e di Isabella Branciforti e Morra, dei Principi di Scordia; rimasto vedovo, sposò Giovanna Valguanera di Vitale.

 

Fu il più vigoroso ed intraprendente discendente della famiglia Tomasi di Lampedusa; si devono a lui numerose opere in ambiti diversi, da quello amministrativo al campo letterario, divenendo mecenate di
numerosi artisti, primo fra questi il pittore palmese D. Provenzani, che accolse sotto la sua tutela essendo orfano, facendo perfezionare i suoi studi a Palermo.
Fondò l'"Accademia dei pescatori di Oretei" della quale fu membro fondatore anche l'illustre umanista F. Cangiamila; nelle riunioni di questa si citavano e commentavano prevalentemente opere siciliane, ma anche quelle di lingua italiana.

 

Ricoprì importanti incarichi, sia con Carlo VI di Asburgo che con Carlo III di Borbone; tra le diverse onorificenze e cariche ricevute per la sua accorta diplomazia fu nominato Cavaliere dell'Ordine di Malta, Grande di Spagna di Prima Classe, Gentiluomo di Camera di Carlo VI, Capitano di Giustizia a Palermo, Pretore per sei anni e Deputato del Regno.

 

Si prodigò nell'amministrazione dei beni del suo Casato, dimostrandosi anche un fedele servitore della Corona.
Intraprese molte iniziative: riorganizzò i feudi, cercò di colonizzare l'isola di Lampedusa da due secoli un'inutile Signoria, mettendosi in società con un gentiluomo francese e prendendo molti accordi con la Corona, che gli consentissero di realizzare l'impresa.

 

Per dimostrare la sua intransigente personalità, citiamo una circostanza significativa...

 

 "Allorché nel 1734 Licata si ribellò per la venuta di un bastimento maltese, che doveva far giungere a Siracusa dieci cannoni del Castel S. Giacom (in Licata), sollecitato dal Viceré Conte di Sastagno, cominciò ad imprigionare quanti licatesi si trovavano a Palma, assai affezionato alla Casa d'Austria, rispose perentoriamente agli ordini e giunse a Licata comandando personalmente cinquanta usseri a cavallo e quattro compagnie di granatieri.

 

Entrato in città accolse freddamente gli omaggi dei nobili, dichiarando di esser venuto non per ricevere complimenti, bensì per fare giustizia e servire il suo Re.

 

Rifiutando l'appartamento offertogli dai giurati, nella città effettuò molti arresti e perquisizioni, nonostante avesse trovato in città due quadri di Carlo VI come proposito di confutare ogni interpretazione anti austriaca della manifestazione. Partì dunque per Siracusa con alcuni prigionieri, fra i quali il Barone del Sonnaro Antonio Parisi, che sarebbero stati tutti giustiziati se non fosse sopravvenutala nuova dominazione di Carlo III".

 

 

 

A Palma, per il suo aiuto, si deve la fondazione del Collegio di Maria, “per raccogliere le orfanelle" attualmente esistente. L' iniziativa fu presa da Cangiamila che ottenne dal Vescovo di Agrigento Mons. Gioeni il benestare, ma mancando i locali si rischiava che il progetto rimanesse tale, e solo grazie all'intervento di Ferdinando II, che provvide alla sistemazione, il pericolo fu scongiurato. Il Collegio di Maria, inaugurato nel 1738, veniva sottoposto alla regola del Card. Pietro Marcellino Corradini, che per primo aveva fondato tali collegi nel 1720 in Romagna. Anche lui fu magnanimo come i suoi predecessori, dotò l'Istituto con 57 onze annuali e all'Istituto degli Scolopi dispose la dotazione di altre 36 onze annuali.  

 

La sua esistenza si concluse a Palermo il 15 novembre 1775, fu sepolto nella cappella di famiglia che egli stesso aveva fatto costruire quando era Pretore della città. La tomba è la quarta cappella a destra, posta nella navata di sinistra entrando dall’ingresso principale.

 

Dei figli, tre si diedero alla vita religiosa, la maggiore Maria si fece moncacene il nome di Sr. Maria Crocifissa nel Monastero di Palma ove morì nel1793, Giulio fu abbate di S. Maria di Roccamadore nel 1758 e Prelato domestico del Papa Clemente XIV, Salvatore fu prete all'Olivella, ove è sepolto….

 

Gli altri maschi furono tutti Cavalieri di Devozione o di Giustizia dell'Ordine di San Giacomo e di San Giovanni di Gerusalemme, ovvero Cavalieri dell' Ordine di Malta, la figlia minore Anna, sposò il Principe di Campofranco e Barone della Grazia (latifondo della città di Naro) Antonio Lucchesi e Gallego figlio di
Emanuele e Domenica Gallego Moncada, che rivestì diverse cariche: Capitano di Giustizia a Palermo nel 1748-9, Colonnello di fanteria e cavalleria, Maggiordomo della Regina, ed altre ancora.....

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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